Al Ministero dell’Ambiente la corruzione non fa poi così paura. Tanto che – non è uno scherzo – sul funzionario incaricato di prevenirla pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Due delitti contro la pubblica amministrazione che dovrebbe combattere, controllando tutti gli atti che escono dal dicastero dell’ambiente. E per i quali invece Antonio Agostini, segretario generale, è indagato. A confermare l’incarico è il sito del ministero che riporta il decreto di nomina, datato 16 aprile 2013,  firmato da un altro indagato eccellente, l’ex ministro Corrado Clini. I guai giudiziari di Agostini sono relativi a quando era direttore generale al Ministero dell’Istruzione. Sul suo operato è stata avviata una lunga e complessa indagine scaturita da un’inchiesta del fattoquotidiano.it sull’uso dei fondi comunitari per la ricerca e lo sviluppo. Per quella vicenda la Procura di Roma ha appena chiesto di processarlo insieme a un collaboratore, mentre l’anticorruzione europea non ha ancora chiuso il fascicolo a suo carico. Agostini sembra però resistere a tutto e trovare nel ministero – e anche oltre – una fiducia incondizionata.

Il grand commis ha una storia che parte dagli apparati di sicurezza dello Stato. Come consigliere di Palazzo Chigi ha lavorato in passato nella nostra intelligence, per poi passare all’Agenzia spaziale italiana. Tra i suoi uomini più fidati – che lo seguono da anni – ci sono altri ex 007, sempre al suo fianco. Di certo il suo nome – nei corridoi dei ministeri – ha sempre contato tanto. Agostini non è soltanto l’uomo indicato dal ministro Clini – e poi confermato da Orlando e Galletti – per contrastare gli illeciti ma è anche il nome scelto dal governo di Matteo Renzi per guidare l’Ispettorato per la sicurezza Nucleare. Nomina avvenuta lo scorso novembre, quando le notizie sull’inchiesta avviata dagli ispettori del Tesoro a suo carico erano ormai di pubblico dominio e questioni di opportunità avrebbero forse consigliato di virare su altri candidati. E invece nulla di tutto questo.

Il governo, così come il ministero dell’Ambiente, non si sono curati più di tanto delle notizie che arrivavano via via da stampa, Procura, Corte dei Conti, antifrode europea. Non hanno mai ritirato la nomina che ora, con l’avviso di garanzia prima e la richiesta di rinvio a giudizio poi, assume contorni imbarazzanti e surreali. Non solo. La vicenda sta avendo effetti anche sull’avvio dell’Ispettorato che resta “congelato”, in attesa che vengano diradate le nubi sul predestinato. Un chiarimento che, visti i tempi processuali, potrebbe richiedere anche anni mentre l’istituenda Isin è chiamata a metter mano a un’impresa delicatissima e urgente, come la gestione della dissestata eredità nucleare dell’Italia. L’Anac di Cantone, che ha ricevuto una specifica segnalazione sul caso, potrebbe accendere un faro sulla vicenda. E chiedere chiarimenti.