“Stiamo valutando ancora se rispondere o meno alle domande del giudice”, aveva detto all’entrata del carcere di Monza Nadia Savica, avvocato di Claudio Giardiello, l’uomo che in tribunale a Milano ha ucciso tre persone. Ma il dubbio è svanito poco dopo. Perché Giardiello, a cui il gip ha convalidato l’arresto con le accuse di omicidio plurimo aggravato, tentato omicidio e porto abusivo di arma e disposto la perizia psichiatrica, è svenuto poco prima che iniziasse l’udienza di convalida, mentre era in una stanza solo con il suo avvocato, Nadia Savoca. Per questo l’interrogatorio di garanzia è stato rinviato a lunedì.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, Giardiello è stato portato nell’aula degli interrogatori, dove erano presenti oltre all’avvocato il gip Patrizia Gallucci e il pm Franca Macchia attorno alle 10. L’uomo, senza dire una parola, si è seduto di fronte agli inquirenti ed era, secondo chi lo ha visto, “molto provato“. Prima che venissero svolte le formalità dell’udienza, però, l’avvocato ha chiesto di poter visionare gli atti del procedimento – che sino a questa mattina non aveva potuto vedere – e di parlare con il suo cliente.

Richiesta che è stata accolta dagli inquirenti e così il legale e Giardiello si sono spostati in un’altra stanza del carcere. Qui il killer si è sentito male ed è svenuto: immediatamente è intervenuto il medico del carcere che lo ha sottoposto all’elettrocardiogramma e a tutti gli esami necessari dai quali non sarebbero emerse patologie in atto. Il medico ha però certificato che l’uomo non era in grado di sostenere l’interrogatorio poiché era in stato confusionale. Giardiello è stato così portato in infermeria. Chi lo ha visto, dopo aver accusato il malore, ha sostenuto che l’uomo aveva lo sguardo perso, farfugliava e non era in grado di riconoscere né il suo difensore né i magistrati presenti.

Intanto sul fronte investigativo continuano le indagini dei carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili su delega della Procura di Brescia, per ricostruire in che modo Giardiello sia riuscito ad entrare in Tribunale armato per uccidere il giudice Ferdinando Ciampi, Giorgio Erba (suo coimputato nel processo sul fallimento dell’Immobiliare Magenta di cui Giardiello era socio di maggioranza) e il suo ex avvocato, Lorenzo Alberto Claris Appiani che nel processo era testimone, per i quali verranno celebrati i funerali di Stato.

Mentre emergono nuovi dettagli sui guai finanziari del killer. Claudio Giardiello nel giugno del 2011 era stato condannato dal tribunale di Como a otto mesi, sospesi, per il reato di “soppressione di atti”. Lo scrive il quotidiano La Provincia. Frequentatore abituale del Casinò di Campione d’Italia, Giardiello nel maggio 2006 si era fatto anticipare dalla cassa della casa da gioco due tranche di fiches da 20 e 10 mila euro firmando due ricevute, i cosiddetti “bianchini”, e lasciando a garanzia un assegno in bianco. Secondo le accuse, Giardiello all’uscita non restituì le somme anticipate ma strappò sia l’assegno che le ricevute e se ne andò. Fu fermato nel parcheggio dai carabinieri e denunciato.

Fu in quella occasione che Giardiello conobbe l’avvocato Michele Rocchetti, che lo ha assistito anche nel processo per bancarotta di Milano, salvo poi revocare il mandato in aula. Giardiello a quei tempi era ancora incensurato e non era ancora fallito. Nel processo a Como l’avvocato chiese una perizia psichiatrica sul suo assistito, allo scopo di certificare una forma di ludopatia che avrebbe potuto attenuare la condanna, ma il tribunale non la ritenne necessaria. Giardiello venne anche condannato a risarcire per 35 mila euro il casinò, costituitosi parte civile.