Conoscete i Fata? Provengono da Modena e  hanno dato alle stampe il terzo album ufficiale, “Nichilismo artificiale tascabile”. Abbiamo incontrato il leader della band, Roberto Ferrari. Sentite che cosa ci ha detto.

Caro Roberto, chi sono i Fata?
I Fata oggi sono Alice Montagnani (chitarre), Davide Romitti (basso), Milo Mazzola (batteria), Daniele Brandoli (tastiere/sintetizzatori) e Roberto Ferrari (voce). Siamo attivi come Fata dal 2000 (anche se suoniamo insieme dal ’93). Abbiamo 3 dischi all’attivo, l’ultimo, “Nichilismo Artificiale Tascabile”, è uscito il 3 aprile 2015 per Zfactory.

La cifra stilistica che vi definisce dove riconduce?
La base di partenza è sicuramente new wave (nel senso più ampio del termine), contaminata in modo consistente da rock ed elettronica. I “colori” presenti nelle nostre canzoni sono innumerevoli, così come lo sono le nostre influenze. Non abbiamo preconcetti o necessità di seguire linee prestabilite. L’unica costante è il cuore, dove nasce ogni forma d’arte. I suoni sono solo mezzi per dare forma all’emozione.

Ad un certo punto di voi si erano perse le tracce, tanto da realizzare che intorno erano nati altri progetti a tuo nome. Che cosa è successo?
Diciamo che ci siamo presi una pausa di riflessione. Nel frattempo l’iperattività mia e di Daniele ci ha impedito di stare “fermi”. Sono così nati i Das Modell (insieme a Federico Montorsi, ex chitarrista dei Fata), un progetto elettronico dalle tinte pop. Con questo nome abbiamo realizzato un ep di 5 brani e un ep di cover “rivoltate”.

Improvvisamente invece… il ritorno! Il disco mette a fuoco le vostre consuetudini e se possibile apre a nuove visioni. Vuoi parlarcene?
Abbiamo riversato quattro anni di silenzio in questo disco. Sperimentando, dando libero sfogo a tutte le nostre influenze, cercando di non fare mai la cosa più scontata. Il risultato è un mix di sfumature che si aprono a ventaglio in ogni direzione. La new wave e il rock sono radicati in noi, ma qui ha veramente trovato casa l’essenza della canzone, senza dover per forza, come dicevo prima, seguire schemi di genere.

Il processo compositivo delle canzoni come si sviluppa?
Anche qui non esiste uno schema. Di solito si parte da un’idea, su base elettronica, con linea vocale e testo, che viene poi sviluppata in sala prove. Di contro, a volte, le canzoni nascono da “sessioni” musicali direttamente in prova. Ci sono poi casi dove il testo di per sé è già musica.

Come è stato accolto da pubblico e critica?
Le premesse sono decisamente buone. I nostri fan di vecchia data hanno apprezzato l’evoluzione musicale, cosa non scontata, e il crossover di suoni ci sta aprendo nuove porte. Le radio hanno accolto benissimo il singolo, mettendo il brano non solo come “passaggio” ma inserendolo in rotazione. Siamo quotidianamente in contatto con il nostro ufficio stampa (E-Grapes promotion) e ogni giorno spunta una radio nuova, un intervista e un’opportunità. Il disco è uscito da pochissimo ma siamo ottimisti, sappiamo di aver fatto un lavoro curato, potente e intenso. La cosa che però ci ha fatto davvero piacere, al di là dei discorsi di genere, è sentire la gente dire: “i Fata sono i Fata”… penso non ci sia complimento o riconoscimento migliore, perchè l’impronta, lo stile, sono forse le cose più difficili da raggiungere.

Il cosiddetto ambiente dark vi ha adottato, il seguito a voi connesso è importante. Come nasce questo successo?
Nasce da anni di sacrifici. Veri. Andare a Foggia a fare due brani. A Cosenza a farne tre. Andare dalla gente a suonargli sotto casa. Sfruttare ogni opportunità per esserci. Concorsi, manifestazioni, in tutta Italia. E poi vincerli questi concorsi. Il nome gira. Dal basso. Senza guadagni economici. Con poche ore di sonno e tanta fabbrica. Tutta passione. Vera. E la gente questo lo sente. Al di là della “canzone” che può piacere o non piacere. La sincerità d’emozione è la chiave del fare musica. Perchè la musica non è altro che emozione. Chiudere gli occhi e vedere mondi, dipinti, forme. Insieme. Chi scrive e chi ascolta.

Toglimi una curiosità, Da dove nasce l’idea di chiamarvi Fata?
Nasce da una serie di cose. Iniziamo dal fatto che le quattro lettere che compongono il nome sono le iniziali dei quattro elementi (FuocoAriaTerraAcqua), il che voleva (e vuole) rappresentare le diversità presenti nel gruppo, che insieme coesistono, dando forma ad un’unico suono. Così come gli elementi, diversissimi tra loro, danno forma alla vita stessa. Poi la visione della fata così come normalmente la si intende nell’immaginario comune, era parecchio in contrasto con la nostra musica e la nostra immagine. questo mix di significati ci ha affascinato non poco.

Sabato aprirete il concerto dei Neon dentro Endenocte, che cosa dobbiamo aspettarci?
Un gruppo che farà del suo meglio, cercando di toccare i sensi di chi avrà voglia e pazienza di ascoltare.

Robby? Fuori le tue nove!
Eccole! Fata a 360 gradi anche se nove pezzi sono pochi.

9 canzoni 9… dei Fata

 E ti Vengo a Cercare • Franco Battiato

People Are People • Depeche Mode

Plainsong • The Cure

There Is a Light That Never Goes Out • The Smiths

Lato B

Io Sto Bene • CCCP

Life on Mars • David Bowie

God Save the Queen • Sex Pistols

Killing the Name • Rage Against the Machine

Midlife Crises • Faith No More