Dopo le minacce, Atene passa all’azione. E, proprio mentre il negoziato con i creditori arriva al dunque, si prepara a chiedere davvero alla Germania la riparazione dei danni della seconda Guerra mondiale, come ventilato a più riprese anche da precedenti governi. Ora il ministro della Giustizia dell’esecutivo guidato da Alexis Tsipras è pronto a concretizzare la decisione, attuando una sentenza della Corte Suprema che consentirà il sequestro di beni tedeschi come parziale risarcimento per i crimini nazisti commessi nel Paese. Nikos Paraskevopoulos, titolare del dicastero, ha ricordato che i giudici nel 2000 hanno sancito il diritto dei sopravvissuti della città di Distomo, dove nel 1944 le forze naziste uccisero oltre 218 persone, a chiedere un indennizzo. Ma per rendere operativo il pronunciamento è necessario un ordine ministeriale. Che Paraskevopoulos si appresta a dare, aprendo la strada a un piano di confische che potrebbe riguardare per esempio il Goethe Institut di Atene e Salonicco e la scuola tedesca della capitale.

La mossa arriva il giorno dopo le accuse di Tsipras ai governi tedeschi che si sono succeduti negli ultimi anni: secondo il leader di Syriza “dopo la riunificazione della Germania, nel 1990, furono create condizioni legali e politiche perché questa questione fosse risolta”, ma i leader tedeschi hanno preferito scegliere “il silenzio, i trucchetti legali e i ritardi” e non pagare il dovuto. Ora il neo premier ha deciso di riportare la questione alla ribalta. I danni rivendicati non sono stati quantificati formalmente, ma nel 2013 un rapporto confidenziale richiesto dal predecessore Antonis Samaras li aveva stimati in 162 miliardi di euro. Berlino, dal canto suo, ha fatto sapere di aver già onorato tutti i suoi obblighi, tenendo conto anche dei 115 milioni di marchi tedeschi (59 milioni di euro) pagati alla Grecia nel 1960. Il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, ha chiuso le discussioni affermando: “E’ nostra ferma convinzione che le questioni sulle riparazioni e le compensazioni siano state politicamente e legalmente risolte. Dovremmo concentraci sulle questioni attuali”.

Il riferimento ai gravi problemi finanziari di Atene è esplicito. Se Tsipras andrà avanti il rischio, come è evidente, è che si complichino ulteriormente le trattative con l’Eurogruppo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario sul programma di assistenza senza il quale Atene rischia già questo mese di non poter far fronte al versamento di interessi e rate del debito continuando al tempo stesso a pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. La tensione è sempre più alta, dopo che domenica la lista di riforme presentata ai ministri dell’Economia dell’Eurozona è stata bollata come “incompleta” e lunedì il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha dovuto smentire di ventilato in un’intervista al Corriere della Sera l’ipotesi di un referendum sull’uscita dall’euro

Sempre mercoledì i media ellenici hanno riportato la notizia che a sostenere il negoziato tecnico sulla nuova tranche di aiuti con il governo non sono, come era emerso nei giorni scorsi, gli odiati funzionari della troika, per quanto ribattezzata “le istituzioni”. Al suo posto è arrivato ad Atene un nuovo organismo, il Brussels group, costituito da membri della Commissione Ue, della Bce e dell’Fmi affiancati però da tecnici dei fondi europei salva-Stati Esm ed Efsf. Il “nuovo formato” sembra essere stato accolto con favore da Tsipras. Che è sempre più alle strette e secondo indiscrezioni sta valutando di prelevare, per far fronte ai prossimi esborsi, 550 milioni di euro di liquidità dal fondo destinato alla ricapitalizzazione delle banche. Senza chiedere preventiva autorizzazione alla Bce, come invece era stato stabilito durante l’Eurogruppo del 20 febbraio.