Venerdì sera, venerdì santo, il governo ha pubblicato un documento di sette pagine che contiene la morbida riforma Rai. Non è un decreto, non è immune a modifiche: è un disegno di legge che dovrà transitare in Parlamento e, secondo le imposizioni di Matteo Renzi, riemergere entro giugno. Altrimenti, minaccia il fiorentino, i partiti si tengono la legge Gasparri. Allora, a riflettere bene, più che una minaccia, è un’induzione all’ostruzionismo. Anche per soffocare i tumulti interni al Nazareno e sorvolare sull’inchiesta di Napoli che tange il “giglio magico”, palazzo Chigi ha propinato ai cronisti il già dimenticato (perché superfluo) ddl su Viale Mazzini. Come spesso accade, il governo è riuscito a vendere un prodotto scadente con la complicità mediatica e la superficialità degli opinionisti.  

I punti.

“Il potente amministratore delegato avrà un contratto di tre anni, non sarà legato per sempre all’azienda”. L’uscente Luigi Gubitosi, entrato con i tecnici di Mario Monti nel luglio di tre anni fa, ha un mandato triennale che finisce con l’approvazione del bilancio.

“Il nuovo ad non sarà nominato dal governo, ma dal ministero dell’Economia”. Pure il direttore generale, che ha più o meno la stessa funzione del tanto sbandierato amministratore delegato, è indicato dal Tesoro, il dicastero che controlla il 99,5 per cento di Rai spa. Non s’è mai pensato che Renzi potesse esprimere un nome per Viale Mazzini, così avrebbe esteso la regola anche per il rinnovo dei vertici di Eni, Enel, Poste e Finmeccanica? Baggianate.

“L’amministratore delegato avrà un ampio margine di manovra, avrà la potestà di firma fino ai 10 milioni di euro”. Vero. Ma i bardi renziani non precisano che Gubitosi già propone e autorizza accordi da 10 milioni di euro, tant’è che i contratti dei conduttori più esosi, rispetto all’epoca di Mauro Masi o Lorenza Lei, non passano neanche in Consiglio di amministrazione. Il Cda è ridotto a organo simbolico.

“Renzi ha sottratto ai parlamentari in Vigilanza Rai la spartizione sui consiglieri”. Esatto. Ma la spartizione l’ha consegnata ai deputati e ai senatori, perché due componenti li elegge la Camera e due il Senato. Domanda: anche il Senato degli enti locali avrà un ruolo su Viale Mazzini?

“I consiglieri possono essere revocati dal Tesoro assieme a un parere vincolante della Commissione di Vigilanza”. Signori, ma funziona così. La legge Gasparri prevede la revoca con un identico procedimento. Per questo motivo, Anna Maria Tarantola in Viale Mazzini e Roberto Fico in Vigilanza hanno avviato la burocrazia per cacciare Antonio Verro, il consigliere – come ha svelato il Fatto – che riferiva a Silvio Berlusconi il piano di sabotaggio contro otto trasmissioni considerate scomode.

Il canone verrà ridotto”. Il governo s’è dato un anno per “ulteriori approfondimenti”, c’è da scommettere che l’abbonamento verrà ricalibrato e fintamente scontato appena si avvicinano le elezioni politiche.

“Un posto in Cda sarà riservato ai dipendenti”. Non conta niente, anzi appare una tattica, molto furbesca, per carpire il consenso dei sindacati interni (che non sono ingenui).

Che bella, la riforma che non riforma.

Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2015