“Verrà il giorno in cui Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio” e noi, “come uomini e come cristiani, non possiamo tacere”. La strage di cristiani perpetrata da Al Shabaab nell’università di Garissa, in Kenya, continua a riverberare nel mondo cattolico e diventa argomento del discorso del presidente della Cei e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco oggi durante la messa per la Pasqua a Genova. I martiri cristiani in tante parti del mondo, ha detto il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, sono “anche privati di tutto e uccisi”. Per questo i cristiani d’Occidente devono essere “testimoni non pusillanimi, non vili, ma umilmente fieri e lietamente coraggiosi”. Ma le persecuzioni dei cristiani, avverte Bagnasco, non avvengono soltanto fuori dall’Europa. “In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell’uomo e della libertà si vuole distruggere l’uomo”.

Venerdì, in occasione della Via Crucis, era stato Papa Francesco a parlare delle persecuzioni cui i cristiani sono sottoposti nel mondo, puntando il dito contro il “silenzio complice” dei cristiani d’Occidente: “La sete del tuo padre misericordioso che in te ha voluto abbracciare, perdonare e salvare tutta l’umanità ci fa pensare alla sete dei nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per a loro fede in te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice“.