Non sono ancora molte le città italiane in cui è sbarcata Uber, l’app per la condivisione di auto nata nel 2009 da un’idea degli americani Travis Kalanick e Garrett Campa, ma tra queste ce n’è una che si è dimostrata una piazza fondamentale negli scontri tra chi è favorevole (soprattutto i consumatori) e chi è contrario (principalmente i tassisti): è Genova, che con Milano, Torino e Roma è uno dei pochi capoluoghi in cui l’azienda californiana ha deciso di tentare l’assalto, e che nell’ultimo anno è diventata uno dei campi in cui la battaglia si è consumata con più fervore a colpi di denunce, sequestri e sentenze dei tribunali.

L’ultimo capitolo di quella che è diventata ormai una lotta senza esclusione di colpi ha preso forma nelle sale della Regione Liguria, dove il consiglio ha approvato a sorpresa, “nascondendola” in un testo intitolato “Modifiche alla legge finanziaria del 2015”, un “aggiornamento” alla legge regionale del 2007 che regola “il trasporto di persone mediante servizi pubblici non di linea” che Guido Scorza, nel suo blog, ha definito “legge-trabocchetto”. Nel provvedimento, che ha suscitato non poche perplessità persino nei corridoi di Via Fieschi, la Regione affida ai Comuni l’obbligo di “prevedere regolamenti per quanto riguarda la prenotazione e l’assegnazione dei servizi di taxi e il noleggio di auto con conducente”, una frase che lascia intravedere l’intenzione, confermata dalla successiva stoccata, che l’intenzione sia proprio quella di occuparsi di Uber: “L’assegnazione o la prenotazione dei servizi è diretta esclusivamente in favore dei soggetti in possesso di regolare licenza o autorizzazione, che osservino le disposizioni in materia di lavoro”, recita il testo, che di fatto definisce così il servizio fuorilegge.

Da Uber al momento non arrivano dichiarazioni ufficiali: raggiunta al telefono da Ilfattoquotidiano.it, la società che in Italia fa capo alla general manager Benedetta Arese Lucini ha scelto di non commentare la vicenda, una reazione che potrebbe indicare sia la decisione di prendere tempo e attendere sviluppi concreti sia quella di ignorare un provvedimento che nella pratica poco può fare per fermare la sua avanzata. Ma anche il timore che a furia di parlarne questo provvedimento possa almeno per un po’ spaventare i potenziali clienti. Anche se, a ben guardare, di timore ce ne sarebbe poco: sono molti i giuristi (l’ultimo è stato il bocconiano Lorenzo Cuocolo dalle pagine del Secolo XIX) a mettere in dubbio la costituzionalità del testo partorito dalla Regione Liguria, non soltanto perché interessa “servizi pubblici non di linea” (e Uber di pubblico non ha proprio nulla), ma anche perché va a legiferare su un tema, quello della concorrenza, che dovrebbe in realtà essere regolato a un livello superiore, quello statale. Inoltre, ciò che la Regione e l’assessore ai Trasporti, Enrico Vesco (inutilmente contattato dal Fatto) non sembrano avere tenuto in considerazione è che un provvedimento che in origine dovrebbe regolamentare Uber rischia in realtà di fare parecchie vittime collaterali, in particolare tra le società che offrono servizio di auto a noleggio con conducente, come hanno fatto già notare da Anitrav, l’associazione di categoria.

Nel caos legislativo che continua a imperversare, gli unici a gioire al momento sono i tassisti, che lo scorso febbraio avevano assistito impotenti alla lettura della sentenza con cui un giudice di pace (sempre a Genova, primo in Italia) aveva annullato la multa contestata a un autista di Uber per “esercizio abusivo della professione”: scoperto il “regalo” che gli era stato fatto dalla Regione a un paio di mesi dalle elezioni che porteranno alla scelta di un nuovo governatore, la categoria ha espresso “viva soddisfazione”.

E se sono in molti a sospettare che la mossa sia strategica proprio in vista delle imminenti consultazioni (in Liguria la favorita è la candidata del Pd Raffaela Paita, fedelissima dell’attuale presidente, Claudio Burlando, e quella dei tassisti è una “lobby” con cui volenti o nolenti bisogna fare i conti), altrettanti si chiedono se il rischio sia stato poco calcolato, visto l’esplicito endorsement dei genovesi nei confronti di Uber. Che in Liguria si sta allargando e non sembra farsi scoraggiare: a pochi giorni dall’emanazione del provvedimento, in occasione dello sciopero nazionale dei trasporti dello scorso 30 marzo, da Twitter aveva cinguettato allegro che “chiunque presenti un biglietto Amt riceverà una corsa gratis”. Con buona pace dei tassisti. E della Regione.