Il boss dei Casalesi, Michele Zagaria, “tramite dei prestanomi era entrato nella Cpl Concordia, acquisendone delle quote societarie”. E’ quanto ipotizza il boss pentito Antonio Iovine, in un interrogatorio reso al pm Woodcock nel settembre dello scorso anno nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti a Ischia. “Personalmente – dice il pentito – non ho mai conosciuto alcuno della Concordia. Ritengo, conoscendo Zagaria e sapendo come lo stesso è solito muoversi rispetto ad operazioni economiche così grosse, come è stato la metanizzazione dell’Agro Aversano, che Zagaria sia entrato nella Concordia”. Secondo il pentito a favorire questo presunto legame con la Concordia sarebbe stato l’imprenditore Antonio Piccolo, ritenuto legato a Zagaria.

Ilfattoquotidiano.it aveva scritto nel giugno 2014 dell’interrogatorio di Iovine davanti al sostituto procuratore Ardituro e anche il quel caso il pentito aveva tirato in ballo la coop rossa: “Devo dire”, aveva detto, “che noi abbiamo trovato terreno fertile con le imprese, anche grandi, che venivano da fuori zona e prendevano appalti. Quando ci siamo presentati per esempio a trattare con la Concordia per la realizzazione della rete del gas, abbiamo trovato facilmente un accordo nell’interesse di tutti”. Quando le dichiarazioni dell’ex boss erano state pubblicate però, negli uffici della Cpl se l’erano presa con Il Fatto Quotidiano, definito “bollettino della magistratura”.

Sullo sfondo, infatti, oltre alle ultime rivelazioni sugli appalti a Ischia, vi è anche un’inchiesta della Dda di Napoli che, partendo dalle rivelazioni del pentito Iovine, ipotizza che la CPL si sia aggiudicata i lavori di metanizzazione compiuti tra il 1999 e il 2003 a Casal di Principe e in altri sei comuni del Casertano con l’appoggio della fazione dei Casalesi guidata da Zagaria. I subappalti sarebbero stati poi distribuiti alle ditte locali indicate dai boss. L’ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari, per questa vicenda, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.