“Non ho ricevuto né fatto favori ma, se ho creato imbarazzo, me ne farò carico in tutti i modi immaginabili”. Così si difende Lello Di Gioia, deputato eletto nelle liste del Pd e presidente della Commissione bicamerale che vigila sugli Enti previdenziali e assistenziali da settembre 2013. L’onorevole che controlla i bilanci delle più importanti casse previdenziali, è finito sotto la lente per aver preso in affitto una casa dell’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici) e per l’assunzione di sua figlia Silvia a Poste Vita, il comparto assicurativo e previdenziale di Poste italiane, a marzo 2014. il parlamentare tutto casa e famiglia, non accetta che su di lui ci sia il sospetto che, in virtù del suo incarico, abbia ricevuto trattamenti speciali. La casa in cui abita sua figlia è di 70 mq e il canone è di 1860 euro mensili: “Mi sa dire dove sono stato favorito?”. E poi, “ho stipulato un contratto di soli cinque mesi per cercare un alloggio a un prezzo più basso. 1860 euro sono troppi”. E sull’altra questione imbarazzante, il contratto della sua primogenita a Poste Vita, Di Gioia assicura che nessuna raccomandazione c’è stata da parte sua: “Ma lei ha letto il curriculum di mia figlia? Non ha avuto mai una spinta dal padre”. Però, l’onorevole pugliese, conosce Bianca Maria Farina, ad di Poste Vita, anche se la sua commissione non controlla il colosso assicurativo. “Ho conosciuto l’amministratrice delegata di Poste Vita a luglio 2014, quattro mesi dopo l’assunzione di Silvia”. Nel frattempo, in attesa che Di Gioia chiarisca, sono state sospese le sedute della commissione di vigilanza sugli enti previdenziali e assistenziali. Una decisione che, per il suo presidente, non è collegata alle vicende che lo riguardano: “Il Partito democratico non mi ha chiesto di chiarire nulla”  di Loredana Di Cesare