Fino a qualche anno fa questa regione, l’Emilia, era in grado di esprimere un forte anticlericalismo vitale che faceva dello sberleffo, del dileggio e della derisione il suo punto di forza. Per constatarlo basta ascoltare la vastissima tradizione di canti popolari che fino a settant’anni anni fa erano ampiamente diffusi. Oggi, in un arco temporale così breve, dov’è finito tutto questo?

Io credo abbia seguito l’andazzo generale, cioè una lenta macerazione di determinati ideali associata alla mancanza di dedizione nel portare avanti le proprie idee. Più in generale credo vi sia una stanchezza cronica nel lottare associata a una debolezza teorica e politica che è figlia di questo periodo storico sempre più approssimativo e arido di idee.

Tra i dispersi di questo periodo, lasciando da parte gli anticlericali e tornando più ai giorni nostri, dove cavolo sono finiti tutti quelli che dicevano Je sui Charlie? Tutti quelli che fino a qualche mese fa erano per la libertà di espressione e di satira e di derisione del potere? Forse ora galleggiano sull’acqua e grazie a loro abbiamo la conferma di come la libertà risulti comodo cavalcarla quando conviene, per rendiconto personale, magari per fare propaganda politica e, nel caso, propaganda politica attaccando un’altra religione.

Per chi non l’avesse ancora capito sto parlando dell’episodio che vede coinvolto il locale dell’arcigay di Bologna, il Cassero, e le foto utilizzate per la promozione della serata blasfema Venerdì credici, da lui organizzata. Subito dopo le prime critiche, il Cassero ha chiesto immediatamente scusa a chi si fosse sentito offeso. A mio avviso sbagliando. Chiedere scusa equivale a tollerare le continue ingerenze che i cattolici (ovviamente non tutti, sicuramente però tutti quelli che si sono lamentati, tra centro sinistra, destra ed estrema destra) hanno sulle modalità di gestione del nostro corpo, della nostra sessualità e sull’espressione della nostra personalità. Ma come ho detto sopra, il monopolio della libertà viene tutelato e garantito da chi ha nemici, ed evidentemente né il Pd, né men che meno le destre, hanno interesse nel tutelare la libertà di uno spazio arcigay.

Detto questo, il Cassero è un locale all’interno di una sede del comune, finanziato con i soldi dei contribuenti, che attraverso la sua programmazione serale esprime una linea politica, culturale e d’intrattenimento. Già questo lo pone sul confine ogni volta che prova a prendere posizione. Ma non per questo, a mio avviso, doveva chiedere scusa. Serviva casomai una risposta politica che uscisse dal circolo infinito di scusa/perdono di cattolica memoria.

Ma poi, anche se qualcuno si offende perché viene preso in giro un potere secolare nel quale si riconosce, saranno anche fatti suoi, voglio dire, che problema c’è? La volontà del potere, ma non scopro l’acqua calda, è quella di normativizzare le diversità sociali e le diverse forme di esperienze di vita, ed è normale che qualcuno si arrabbi e giustifichi la sua rabbia affermando di sentirsi offeso.

Rimane il dato di fatto che la libertà di esprimere quello che si vuole, ripeto, per chi ha fatto fino all’altro giorno battaglie a favore di Charlie Hebdo, dovrebbe essere una conseguenza logica. E invece, quando si desacralizza il sacro, ogni volta che accade, c’è sempre qualcuno che deve pestare i piedi e imporre la sua visione del mondo.

Quello che emerge è poi una conferma e cioè che la maggior parte delle persone che hanno sostenuto Charlie Hebdo non hanno capito nulla di quella rivista e hanno cavalcato solamente l’onda razzista e razziale che ha connotato la rivendicazione della libertà di espressione in quei giorni, cioè una libertà contro qualcuno e non a favore di qualcuno.

In tutto questo parapiglia il cardinale Caffara sarebbe meglio continuasse ad occuparsi delle sue cose personali e spirituali, lasciando l’analisi del mondo reale a noi che lo viviamo quotidianamente, questo alla luce del suo delirante comunicato: “Che dire poi del tempismo che vede in contemporanea il teatrino del Cassero profanare il dramma del Calvario e sulle sponde del Mediterraneo la demolizione delle croci e di ogni simbolo cristiano dalle chiese assaltate dall’Isis?”

Ah mi scordavo poi della vulgata destrosa di Galeazzo Bignami (Fi), Marco Lisei (Fi) e Valentina Castaldi (Ncd), sempre pronti a scoppiettare come una poesia di Marinetti verso il futuro e oltre alla velocità del suono. Insomma, patetici come al solito. (E le foibe?)

Più si va avanti in questo periodo storico precario e pieno di fragilità, più è facile, e per il potere agevole, l’erosione delle libertà personali, del dissenso e dello sberleffo. Lo dimostrano, come ho detto prima, le scuse in direttissima del Cassero. Dovremmo invece essere irremovibili e differenziare per bene le diversità, reagendo alle loro sottili aggressioni e alle loro quotidiane discriminazioni. Non possiamo dargliela vinta su delle banali fotografie. Questo è inaccettabile, la libertà di espressione non si può delegare ai testi sacri delle religioni monoteiste, abbiamo avuto una storia troppo bella per lasciarcela definitivamente strappare dalle mani.