Più ne spendono e più ne incassano. Nonostante gli annunci, i partiti continuano a far man bassa di risorse pubbliche per pagare i costi della loro propaganda. Lo racconta oggi La Stampa dando conto di un corposa relazione predisposta dalla Corte dei Conti sulle spese per le politiche 2013. Dal documento, oltre 500 pagine, emerge un dato sorprendente: hanno speso 45 milioni di euro ma ne hanno ricevuti 54 sotto forma di rimborsi. A dimostrazione non solo che le campagne elettorali sono ancora un business con molti zeri. Ma che certa furbizia è dura a morire. Non è sfuggito il dettaglio curioso. In “pancia” i partiti avevano 46,8 milioni di euro, provento di donazioni e giacenze nei conti di tesoreria. E dunque potevano coprire ampiamente i soldi spesi. E invece se li sono fatti rimborsare sull’unghia tutti e pure di più, arrivando a quota 54 milioni, e cioè otto milioni di euro di più.

Se già appare originale un sistema di rimborsi che permetta di ottenere più di quel che si è speso, è bene sapere che dalle casse dello Stato usciranno ben altri soldi. Perché la relazione si concentra sulle politiche 2013. Ma la previsione della Corte  da qui al 2016, per effetto di tutte le elezioni, è che i partiti si faranno ridare qualcosa come 227 milioni di euro. E per fortuna che li hanno tagliati, perché senza la limatura decisa nel 2013 dal governo si sarebbero pappati 364 milioni di euro. Un milione al giorno. Invece rispetto al 2008 la coperta si è ristretta, le spese si sono più che dimezzate. Sette anni fa, infatti, i costi schizzarono a 110 milioni. Altri tempi. Dal dato generale si scende nel dettaglio e sci scopre nella classifica degli spendaccioni.

Sarà che Berlusconi ha progressivamente allentato la presa sul portafogli, fatto sta che nel 2013 il suo partito è quello che ha speso di più: 12 milioni di euro. Ma non sono buttati dalla finestra, perché lo Stato ne restituirà 18,8. L’investimento più riuscito, sottolinea La Stampa, lo fa però il Pd. La sua “non vittoria” è costata 10 milioni ma nelle case del Nazareno ne sono entrati ben 23. In pratica, anche la prossima campagna elettorale è già pagata. Anche la Lega spende e ci guadagna: ne ha investiti 2,7 e ne ha incassati 3,3. Fino ai casi emblematici della Lista Crocetta che ha speso solo 22 mila euro ma ottiene “rimborsi” per 256mila e della Lista Tabacci che raccoglie 84mila euro in donazioni, ne spende 47mila e si prepara a incassarne 200mila in forma di soldi pubblici. Poi c’è anche chi spende zero e incassa. E’ l’Unione sudamericana degli emigrati italiani (Usei) che non ha speso neppure un ghello, credendo forse poco nel suo successo, e però porta a casa 48.748 euro. Tra le eccezioni l’Udc che spende più di quanto incassa (3,2 milioni, incassa solo 730mila euro) e il M5S che come noto si è sfilato dalla partita dei rimborsi e non ne ha diritto essendo sprovvisto di statuto “conformato ai principi democratici”.