Li chiamano “pink dollar”, ma sono dollari a tutti gli effetti. Sono i proventi del mercato che ruota attorno ai consumatori della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), un mercato in rapida espansione che fa gola a molti. Anche in Cina, dove fino al 1997 l’omosessualità era considerata un reato e solo nel 2001 è stata cancellata dalla lista delle malattie mentali. Forbes ha stimato che il potenziale commerciale mondiale del mondo Lgbt si aggira attorno ai tremila miliardi di dollari, di cui circa 300 miliardi solo per la Repubblica popolare (che forse sarebbe più corretto chiamare “pink yuan”).

Lo sa bene il gigante di e-commerce Alibaba, che per San Valentino ha regalato un matrimonio negli Stati Uniti a dieci coppie dello stesso sesso. Il social network in questione è basato sulla geolocalizzazione, si chiama Blued ed è il più grande del mondo. Ha già 15 milioni di utenti, contro i 10 milioni della concorrente Grindr lanciata negli Stati Uniti già nel 2009.

La storia dell’ex poliziotto è rappresentativa del rapido percorso fatto dal movimento per i diritti degli omosessuali in Cina. Quando i suoi superiori scoprirono che in privato gestiva un sito per gay, Danlan.org, gli chiesero di scegliere tra il sito e il lavoro. Era il 2012 e il signor Ma decise di licenziarsi. Lo stesso anno lanciò Blued. Solo negli anni Novanta sarebbe potuto finire in un campo di rieducazione.

In pochi mesi l’applicazione è volata. Oggi impiega 60 dipendenti e al suo attivo circa 15 milioni di utenti. I piani per il 2015 sono quelli di arrivare a 20-25 milioni di utenti e di lanciare un’applicazione gemella per il pubblico femminile che si chiamerà Pinkd. In prospettiva vuole anche aprire al mercato estero traducendo la app in lingua inglese e lanciare un canale e-commerce. E gli investitori ci credono. Nel frattempo infatti ha ricevuto un investimento di 30 milioni di dollari dalla statunitense DCM Venture ed è quotata a poco meno di 300 milioni di dollari. Non male per una start up di appena tre anni.

Il marketing rivolto alle comunità Lgtb in Cina è ancora in una fase iniziale, ma il potenziale è altissimo. Secondo gli addetti ai lavori, il numero di omosessuali si aggirerebbe intorno ai 70 milioni. Un mercato di tutto rispetto. E inoltre non è una questione prettamente economica. Sebbene oggi l’attitudine del governo sia quella di “non approvare, non disapprovare e non incoraggiare” le coppie dello stesso sesso, la pressione sociale è enorme.

Tra i giovani delle grandi città il fenomeno è sempre più conosciuto e accettato, ma la società cinese ancora fatica ad accettare la diversità. Le difficoltà che i giovani gay e lesbiche dicono di incontrare sono soprattutto in seno alla famiglia. Anche per i genitori più aperti continua ad essere impensabile che i propri figli non si sposino e non diventino a loro volta mamme e papà. L’omosessualità, per loro, è bene che rimanga un tabù. Ma secondo gli attivisti per i diritti Lgbt, le campagne pubblicitarie mirate a un pubblico omosessuale, obbligano la società a confrontarsi e accettare anche chi sceglie di fare coming out.

di Cecilia Attanasio Ghezzi