È difficile capire come la recente svalutazione dell’euro del 25% nei confronti del dollaro sia ora acclamata da molti politici, economisti e giornalisti come una manna dal cielo, mentre quando si ipotizza lo stesso scenario, riferendosi  alla lira, ciò venga dipinto sempre dagli stessi come una catastrofe! Addirittura, fatto ancora più curioso, come questa valutazione tra la moneta europea e quella americana sia utilizzato con la presunzione di tacitare definitivamente tutti coloro i quali continuano ad auspicare il ritorno alla bistrattata liretta. Ma analizziamo in concreto come stanno realmente le cose.

euro-banconote

Non bisogna essere grandi esperti di economia per rendersi conto del fatto che il “riallineamento” di una moneta rispetto a una o ad altre in regime di cambi liberi è essenzialmente determinato dal saldo della bilancia dei pagamenti, cioè dalla somma delle partite correnti e del conto dei movimenti di capitale. Con l’euro però, cioè in regime di cambi fissi, bisogna tener conto  più dell’intera area valutaria che delle prerogative di ciascuna economia nazionale, come invece avveniva ai tempi in cui ci si avvaleva ciascuno della propria valuta. Pertanto si può verificare il paradosso per il quale un paese membro può avere un saldo della bilancia dei pagamenti nazionale molto negativa e vedere impotente la moneta comune euro che si “riallinea” apprezzandosi con le altre o viceversa che, con un saldo molto positivo, si ritrovi con gioia con una moneta “riallineata” al ribasso!

E’ il caso della Germania che con saldi positivi record da anni, ha la propria moneta (l’euro!) che si sta svalutando, mentre se avesse ancora il proprio marco autonomo si sarebbe costantemente rivalutato, non solo nei confronti di tutte le monete, ma soprattutto nei confronti di quelle europee (ad iniziare dalla lira!), non per altro per i più consolidati rapporti di scambi commerciali.

Il rapporto di cambio di una moneta è una sorta di autoregolatore che ristabilisce costantemente gli squilibri fra le varie economie; in presenza di una moneta comune come l’euro, invece, non si attribuisce alla moneta stessa questa essenziale funzione autoregolatrice. Quindi parlare di svalutazione o rivalutazione in regime di cambi fissi ha una valenza ben diversa per ciascun Stato  e i vantaggi e gli svantaggi derivanti non seguono più logiche autonome, ma dell’insieme dell’area valutaria di appartenenza che spesso e volentieri non coincidono assolutamente con le esigenze di tutti.

Chiarito questo fondamentale concetto, che purtroppo sfugge completamente agli “euroforici”, va anche aggiunto che paesi come l’Italia hanno interscambio con i paesi eurodotati pari al 54% del totale e pertanto per più della metà dell’intero export/import è completamente indifferente se la moneta euro si apprezza o deprezza, essendo la stessa adottata da tutti. Discorso ben diverso invece se ogni paese europeo avesse propria moneta… Ma l’aspetto di fondo che lascia sconcertati  è che molti ancora credono che le uniche tesi di chi professa l’uscita dall’euro si basino sulla ritrovata possibilità di utilizzare la svalutazione competitiva per rincorrere la competitività. Infatti non comprendono che il ritorno alle proprie valute significherebbe soprattutto potersi riappropriare di proprie politiche economiche, cioè poter mettere in atto politiche fiscali e di bilancio non più soggette ai vincoli esterni  di Bruxelles.

Insomma, chi vuole ritornare alla lira desidera in primis sbarazzarsi del modello economico neoliberista adottato a fondamento e sostentamento dell’euro che prevede ostinatamente il perseguimento della stabilità dei prezzi e il rigore dei conti fino al raggiungimento del pareggio di bilancio come presupposto per la crescita, generando in questo modo soltanto deflazione. La “svalutazione” è solamente uno dei tanti strumenti a disposizione della politica economica, che se determinata con criteri che tengano conto delle esigenze nazionali e non esclusivamente comunitarie, può essere utilizzata nel migliore dei modi possibili per il bene di ciascun paese. Quelli che oggi esultano per la svalutazione dell’euro non fanno altro che il gioco delle Germania, la quale  prima ha goduto della moneta unica e ora della sua svalutazione.

di Paolo Becchi e Antonio Rinaldi 

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