“Amico del clan dei Casalesi e persona di cui Michele Zagaria si fidava ciecamente”, dice il pentito Massimiliano Caterino in un verbale del 23 ottobre scorso, Raffaele Cilindro, arrestato dai Ros di Caserta con accuse di associazione camorristica, faceva parte del “cerchio magico” degli imprenditori che con Zagaria avevano stretto un vero e proprio patto d’affari.

Grazie al quale Cilindro otteneva commesse pubbliche grazie all’influenza e al potere intimidatorio del clan Zagaria. Lavori sui quali Cilindro, di Casapesenna come Zagaria, versava spontaneamente il 5% dell’importo alla cassa comune della camorra casalese. Un patto che ha consentito all’imprenditore di arricchirsi e di espandere la rete degli appalti, fino a lambire l’universo delle opere di ricostruzione post terremoto all’Aquila.

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Egle Pilla, che accoglie l’impianto accusatorio dei pm antimafia Catello Maresca e Maurizio Giordano e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, illustra infatti con ricchezza di particolari i rapporti di cointeressenze tra Cilindro e Alfonso Di Tella, uno dei 7 arrestati dell’operazione “Dirty Job” di giugno sulle infiltrazioni dei Casalesi nella spartizione della torta dei subappalti. Rapporti che risalgono agli anni antecedenti al sisma e che sono proseguiti intensamente negli anni successivi. Cilindro e Di Tella si incontravano all’Aquila e commentavano insieme il comportamento di alcune figure del clan che accompagnavano l’imprenditore di Casapesenna – accanito giocatore d’azzardo e frequentatore di una bisca clandestina nel suo paese – in trasferte di piacere al Casino di Venezia. Trasferte utilizzate anche per riciclare i proventi del clan. Ma tra Cilindro e Di Tella ci sono anche, e soprattutto, consistenti passaggi di denaro: il primo riceveva dal secondo somme in contanti prelevati da una cassaforte, una volta ha ricevuto un bonifico mascherato con una fattura falsa – secondo gli inquirenti le risorse provenivano dalle estorsioni alla Cassa Edile – e si sono scambiati a più riprese quote di una società, la S. C. Costruzioni srl.

Contatti e frequentazioni monitorati dal Gico dell’Aquila. Incontri durante i quali Di Tella “si impegnava per consentire di lavorare alle ditte casapennesi”. Particolarmente interessante la cronaca di una riunione del 17 ottobre 2012, perché testimonia il terrore di rivelarsi all’esterno come originari dei territori dove impera la camorra casalese. Eccola nella ricostruzione dell’informativa. “Di Tella Alfonso, che si trova a L ‘Aquila, riceve una telefonata da Vicigrado Costantino che gli annuncia di trovarsi in zona con un amico del quale non gli rivela il nome: “Sto alla Esso io stanno questi amici qua con me perciò ” (…)  sto io ed un amico tuo qua che siamo andati a fare un servizio a Roma “… ” è un amico. Ha detto che non ti debbo dire chi è ha detto che dopo vi vedete da vicino”.

Gli amici si incontrano in un bar nei pressi di un distributore della Esso e, poi, si intrattengono all’interno della vettura di Di Tella ove vengono intercettati in ambientale. Nel corso della conversazione ambientale intercettata, manifestavano il timore di un eventuale controllo da parte delle forze dell’Ordine “se ci ferma la polizia ci arresta “. Ed ancora: “Di Tella Alfonso manifestava la preoccupazione che l’eventuale controllo poteva far sembrare agli operanti che si trattava di un ‘associazione a delinquere “eh questa è un ‘associazione “; Vicigrado Costantino sosteneva di aver avuto lo stesso pensiero “eh vagliu’, questo stavo per dire” e chiedeva conferma della residenza nella città di L ‘Aquila di Di Tella Alfonso “tu mi pare che sei aquilano?!”.

Cilindro Raffaele, presente nella vettura, asseriva di non avere carichi penali pendenti a suo carico “se avete precedenti non lo so se è per me sono pulito “. Dopo che Di Tella Alfonso confermava la sua residenza aquilana, Vicigrado Costantino affermava “e lo sai che un aquilano con due Casapennesi mo’ il guaio è grosso! “… “alla faccia del cazzo uno di San Cipriano, uno di Casapesenna ed uno dell’Aquila”.

Per capire il legame di Cilindro con Zagaria, basta leggere le parole di Caterino: “Zagaria in persona disse che Cilindro doveva essere trattato con riguardo”. L’imprenditore, secondo il pentito,  ricambiava l’amicizia ospitando Zagaria durante la latitanza e mettendogli a disposizione la sua casa di Casapesenna per incontri riservati tra il boss e i fratelli. Intercettato in ambientale nel 2006, Cilindro avvisa la figlia e il fidanzato di non rientrare a casa. “Devo ricevere una persona”. Al riparo da occhi indiscreti. Forse era Zagaria.