La chiama editoria partecipata: chi dà il suo contributo può fare domande, chiedere chi intervistare e partecipare alle riunioni di redazione. Oggetto è l’Europa, quella dei burocrati e dei governi, quella lontana e che spesso sembra solo un groviglio di regole e leggi. Servono 30mila euro e altrettanti sostenitori. E’ questo il progetto di Claudio Messora, già responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle in Senato prima e al Parlamento europeo poi, licenziato da Gianroberto Casaleggio a dicembre scorso, e già blogger Byoblu. Riparte così dopo un addio tuttora con poche spiegazioni, dopo le discussioni con i parlamentari M5S e il tentativo di non abbandonare Bruxelles. “Succede tutto qui”, spiega a ilfattoquotidiano.it, “ma le istituzioni sono costruite per essere fumose e incomprensibili. Qui si riesce a governare senza avere un mandato e inoltre chi viene eletto non ha molto spazio di manovra. Per questo anche gli elettori si disinteressano a quello che succede in Europa. I cittadini si scoraggiano e la politica gode di questo. Sono tutti troppo concentrati sull’Italia e sulla politica nazionale perché hanno paura di perdere consenso. Anche il Movimento 5 Stelle“. Un’indifferenza per i temi europei che Messora dice di aver vissuto sulla sua pelle: “I 17 eletti lavorano sodo, ma anche l’M5S è molto focalizzato sull’Italia e spesso, quando lavoravo al gruppo comunicazione, non c’era grande attenzione per quello che facevamo”. Ma quella resta una questione del passato: “Sono stato cacciato per dinamiche interne e non voglio parlarne. Non voglio danneggiare il Movimento. Ho ricevuto tante critiche, ma ci tengo a dire che non ho mai preso una decisione politica durante tutto il mio percorso. Ho solo fatto il mio lavoro”.

Insomma Messora volta pagina e ha deciso di far nascere un nuovo progetto che abbia Bruxelles e Strasburgo al centro: fare informazione per l’Italia puntando però sull’Europa. “Tutti i grandi temi passano da qui. Ci sono giorni in cui si discutono provvedimenti importanti e non ci sono nemmeno i giornalisti. Vorrei poter lavorare sul cambio di attenzione”. Il primo obiettivo di Europaleaks è quella di riuscire a partire, poi proveranno a tradurre il progetto anche in francese e inglese con l’ambizione di trasformarsi in un think tank europeo: “I governi vogliono radicalizzare lo scontro, ma siamo sicuri che i cittadini di Germania e Italia non siano d’accordo? Vorrei cercare di creare un ponte di comunicazione”. Il problema resta essenzialmente finanziario: “Abbiamo cominciato la raccolta. Servono 30mila euro solo per partire tra attrezzature e staff. Le sottoscrizioni garantiranno abbonamenti mensili e poi ci sarà la figura dell’editore: il 10 per cento di chi fa le donazioni maggiori potrà partecipare attivamente al giornale”.

Un progetto di editoria dal basso che ricorda molto il modo di operare a 5 Stelle. “Sono i principi che”, dice Messora, “porto avanti da sempre. Il Movimento 5 stelle è un metodo più che un contenuto e quel metodo mi appartiene. Nello staff di Bruxelles sono stato solo due mesi: è un periodo di tempo molto breve per lavorare”. L’amarezza per il percorso e il licenziamento è rimasta: “Ho scelto di non parlarne con nessuno perché non voglio danneggiare il Movimento. Sono questioni personali: ho passato un brutto periodo, ma ora è finito e voglio ricominciare. Il mio licenziamento è stato dovuto a delle dinamiche interne dei parlamentari M5S ed è stato deciso ancora prima di cominciare a lavorare”. Dice di non avere più sentito Casaleggio e Grillo ma si augura che possano promuovere il suo nuovo progetto. “Credo che Casaleggio sia una persona molto lucida che sul lavoro non decide in base ai rapporti umani. C’era un disagio con i parlamentari e lui ha valutato che fosse meglio intervenire in questo modo”. Restano le accuse dei portavoce e i presunti scontri prima a Roma e poi a Bruxelles nel gruppo della comunicazione. Il “metodo Messora” ha animato più di una riunione congiunta di polemica per i modi che in tanti hanno messo sotto accusa: “I parlamentari mi accusavano di prendere iniziativa e di non ascoltarli. Ma io ero assunto da Grillo e Casaleggio e seguivo quello che mi veniva chiesto. Se quello è il mio compito, io lo faccio: altri lavorano diversamente, io no. Loro lo sapevano prima di entrare in Parlamento che funzionava in questo modo. Quello che ci tengo a dire è che io non ho mai preso decisioni politiche quando lavoravo “.