È stata una sorpresa per tutti: non solo per fedeli e giornalisti, ma anche per governo e pubbliche amministrazioni. Papa Francesco li ha spiazzati, annunciando che l’8 dicembre 2015 si aprirà un Giubileo straordinario che terminerà il 20 novembre del 2016.

Il Giubileo, come subito si è notato dalle reazioni all’annuncio, non sarà un momento importante solo per i credenti. Si tratta, a tutti gli effetti, di un grande evento per tutto il Paese e in particolare per il Comune di Roma, dal momento che già si parla di 25 milioni di pellegrini che arriveranno nella Capitale nel corso del Giubileo.

Questo significa, ovviamente, che – oltre al valore politico e religioso – l’annuncio di Francesco avrà immediate ripercussioni amministrative: nei prossimi mesi, infatti, le amministrazioni dovranno provvedere agli appalti e ai lavori necessari per preparare l’evento e sostenere l’arrivo dei milioni di pellegrini attesi.

Lavori e contratti da fare di corsa, visto che a – a differenza di quello del 2000 – si tratta di un Giubileo straordinario e quindi non ci sarà il tempo per un’adeguata pianificazione. Sarà uno sforzo straordinario per le amministrazioni, chiamate ad affrontare questo evento imprevisto, una vera e propria sfida, considerata la tradizionale difficoltà che abbiamo in Italia a completare le opere in tempo per l’inizio degli eventi (da Italia ’90 ai mondiali di nuoto del 2009, dal G8 a Expo 2015).

Ma non è questa l’unica criticità: il Giubileo rischia di essere l’ennesima occasione di malaffare, nel Paese ultimo in Europa per lotta alla corruzione e, ancor più, nella Roma di “Mafia Capitale”, nella città che ha avvertito il bisogno di nominare – ovviamente col senno di poi – un assessore alla legalità solo quando la Procura della Repubblica aveva disvelato il quadro di sistematica corruzione consolidatosi nel tempo.

È quindi fondamentale che, dopo l’iniziale spaesamento dimostrato dalle dichiarazioni del sindaco Marino e del presidente della Regione Lazio Zingaretti, prima ancora che parlare dei progetti, si affermi un principio non affatto scontato: deve trattarsi di un “Open Giubileo”, deve essere garantita la massima trasparenza ad appalti, ai contratti e ai lavori che saranno effettuati.

La cifra amministrativa dell’intera organizzazione deve essere quella di rendicontare e pubblicare tutto: i soldi spesi, lo stato dei cantieri, il rispetto dei tempi per la conclusione dei lavori, i dirigenti responsabili, le ditte aggiudicatarie e i soggetti beneficiari dei finanziamenti. La trasparenza rappresenta, infatti, un metodo che consente di ridurre la possibilità che si verifichino eventi corruttivi e un utile stimolo ad una maggiore efficienza (e velocità) nella realizzazione dei lavori.

La prima cosa da fare, quindi, è realizzare una piattaforma in cui pubblicare – fin dall’inizio – tutte queste informazioni, imparando dagli errori del passato; basti pensare ad Expo 2015, ad esempio, dove il progetto Open Expo è stato realizzato solo quando ormai la gran parte dei lavori erano stati già aggiudicati e con tutte le difficoltà legate al fatto che l’organizzazione della manifestazione non era stata pensata per poter raccogliere i dati da pubblicare in real time.

Partire subito consentirebbe, inoltre, di pubblicare – quando il Giubileo sarà in corso – tutte le informazioni sulle presenze, sull’accoglienza, sulla viabilità, sui trasporti e sui diversi eventi; queste informazioni consentirebbero di migliorare la gestione dell’evento e consentire ai pellegrini (e ai cittadini di Roma) di vivere al meglio la città. Allo stesso tempo, quei dati potrebbero essere riutilizzati da operatori turistici, imprese e startup per sviluppare servizi e applicazioni.

Open Giubileo, insomma, sarebbe tutto il contrario di quanto accaduto finora: basti pensare, ad esempio, che – come dimostrato da “Le Iene” – il Comune di Roma, fin qui, non è stato nemmeno in grado di assicurare la trasparenza sugli immobili concessi in affitto, come pure già previsto obbligatoriamente dal Decreto Legislativo n. 33/2013.

Sarebbe un’occasione irripetibile per dimostrare che la cultura dell’integrità e dell’accountability non passa solo dall’inasprimento delle pene o dall’approvazione di nuove norme, ma è sufficiente la volontà di amministratori e dirigenti.

Sarebbe la dimostrazione che si può organizzare un processo di approvvigionamento in modo aperto e trasparente, riducendo gli sprechi e accelerando i tempi di realizzazione (visto giornalisti e cittadini potrebbero a controllare).

Sarebbe l’opportunità di rendere finalmente la trasparenza qualcosa di utile e diverso da un semplice adempimento burocratico.

Insomma, senza timore di essere blasfemi, sarebbe un piccolo miracolo.

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