All’annuncio dell’Anno Santo straordinario per il prossimo 8 dicembre converrà che i cittadini romani e gli italiani tutti di ogni fede, atei e agnostici compresi, evitino ogni sospetto di blasfemia raccogliendosi in preghiera. Perché, se ci si lasciasse andare a pensieri più sbarazzini, potrebbe venire il sospetto che il ridanciano Jorge Bergoglio abbia sfoderato uno scherzo beffardo. Di tutto Roma avrebbe bisogno, in questo momento, tranne che di un grande evento a distanza ravvicinata. E il Papa, che legge i giornali e parla con Scalfari, sa benissimo che nella terra dei suoi avi c’è bisogno di tempo per preparare per bene le mangiatoie, e non quelle del presepio.

Non a caso i suoi predecessori pensarono fin dal secolo scorso a cadenzare con regolarità i Giubilei, cosicché quello indimenticabile del 2000 era già in agenda prima della nascita della Dc, che pure non lo vide. E invece proprio adesso che stiamo appena cominciando a preparare la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024, pronti a cogliere l’opportunità delle sinergie con il Giubileo 2025, arriva la tegola. E in così poco tempo come si fa a programmare grandi opere, cordate, spartizioni e tangenti? Guardate l’Expo di Milano. È vero che a poche settimane dall’inaugurazione siamo ancora in alto mare, ma per questo risultato il sistema ha tessuto per anni accordi e quote, acquisto di terreni e affidamento lavori, secondo un pensiero pratico che la pur sottile cultura gesuitica di Bergoglio sembra non padroneggiare: l’importante non è fare le cose ma spendere i soldi pubblici. Bisogna dunque correre ai ripari.

Si richiami in pista Francesco Rutelli. Da sindaco di Roma, nel 1995 annunciò che per il Giubileo 2000 avrebbe completato la Metro C dal Colosseo a San Pietro. Sono passati esattamente vent’anni e la nuova metropolitana è appena arrivata a Centocelle: mancano solo 17 chilometri, in otto mesi ce la possiamo fare, in fondo l’errore di allora fu che si presero troppo tempo, cinque anni, e si sa che gli italiani danno il meglio di sé solo nelle emergenze. Si richiami subito Luigi Zanda, l’uomo a cui Rutelli affidò i lavori preparatori del Giubileo 2000, con circa 6 miliardi di euro da spendere, tanto che Zanda mollò il posto di capo del Mose, dove i miliardi da spendere erano solo 5, dicendo che a Venezia la sua missione era compiuta. In realtà il Mose non è ancora finito, ma soprattutto il gruppo Pd al Senato che oggi dovrebbe lasciare fa molta più acqua della Laguna con l’alta marea: si affretti.

Può darsi che sia proprio l’aria di Anno Santo ad aver consigliato a Matteo Renzi la scelta di Franco Gabrielli – oggi a capo della Protezione civile – come prossimo prefetto di Roma al posto di Giuseppe Pecoraro, l’uomo che ha appreso dai giornali dell’esistenza di un fenomeno chiamato Mafia Capitale. Ma perché scomodare uno che dicono faccia bene alla Protezione civile? Si potrebbe rimettere in pista Guido Bertolaso, l’uomo in grado di gestire lo sperpero di denaro pubblico in due posti diversi (La Maddalena e L’Aquila) per un solo evento, il G8 del 2009. E par di sentirlo, Bergoglio, divertito dal suo scherzo: “Se torna Bertolaso, io rinomino Bertone”.

Ma soprattutto, ricordiamoci che l’Anno Santo è sempre accompagnato da richieste di clemenza per i carcerati, puntualmente disattese dalle istituzioni. Per questa volta facciamo uno strappo: scarceriamo immediatamente Massimo Carminati ‘er Cecato’ e Salvatore Buzzi. Sono ancora dentro tutti e due, e fare un grande evento a Roma senza di loro, ricorrendo a cooperative sconosciute e magari oneste, non solo metterebbe in difficoltà la classe politica romana che è notoriamente abitudinaria, ma sarebbe per i due capi di Mafia Capitale una crudeltà inaudita: peggio del 41 bis.

Il Fatto Quotidiano, 14 marzo 2015