Da 150mila a 100mila: i precari assunti con la riforma della scuola sono scesi di un terzo rispetto al numero che il governo aveva messo nero su bianco lo scorso settembre. La differenza è dovuta al fatto che 14mila sono già stati assunti nel corso dell’anno; al “congelamento” di 23mila docenti dell’infanzia (il governo li assumerà dopo aver elaborato un piano di destinazione con i Comuni); soprattutto all’esclusione degli idonei dell’ultimo concorso, tra i 6mila e i 7mila docenti. E proprio su questa scelta il governo rischia un clamoroso autogol: forse potrebbe bloccarsi addirittura l’intera riforma. Perché era stato proprio il ministero, un anno fa, a includere questi insegnanti nelle Graduatorie di merito del Concorsone indetto nel 2012 dall’allora ministro Profumo e promettere loro una cattedra; ribadendo l’impegno anche in autunno. Adesso fa marcia indietro all’improvviso. Ma tutta una serie di atti normativi sembra dar ragione agli idonei. Ed espone la riforma ad un pericoloso contenzioso legale: “E’ una decisione inspiegabile”, tuona Giuseppe Curia, delegato nazionale del Coordinamento degli idonei. “Se il provvedimento verrà approvato così, il giorno dopo andremo dritti in tribunale. Del problema si stanno interessando anche tanti partiti politici che ci hanno promesso il loro appoggio. Una simile assurdità non passerà mai in Aula, Renzi si prepari alla battaglia”.

Gli idonei del Concorso 2012 sono quei candidati che hanno passato le prove conseguendo il punteggio minimo, ma in graduatoria si sono posizionati oltre gli 11mila posti messi a bando dal Miur. Sono 17mila in totale, di cui però 10mila già presenti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GaE, le liste che assegnano per legge il 50 per cento dei posti a tempo indeterminato e che ora il governo si accinge a svuotare). Dunque ai fini della stabilizzazione meno di 7mila. Nel maggio del 2014, per stoppare i ricorsi un decreto ministeriale aveva sancito di estendere lo scorrimento delle Graduatorie di merito anche a tutti gli idonei, che quindi sarebbero dovuti entrare in ruolo nei prossimi anni. Un’intenzione ribadita anche nella riforma: stabilizzeremo “tutti i precari storici, tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso”, si legge ancora a pagina 15 del programma de “La buona scuola”. Qualcosa, poi, è cambiato. “Gli idonei non sono vincitori, altrimenti si chiamerebbero vincitori. Ci dispiace, ma loro dovranno fare il concorso”, ha spiegato ieri in conferenza stampa Matteo Renzi con toni perentori. Difficile dire cosa ci sia dietro questa giravolta. O forse no: con la loro esclusione il governo risparmierà risorse da destinare a nuovi progetti, come il merito con fondi aggiuntivi o la “carta del prof” da 500 euro l’anno, non previsti nel piano originario. Di fatto, però, si tratta di un azzardo. Le cui conseguenze potrebbero essere gravi per tutta la riforma

“Siamo rimasti davvero stupiti”, spiega al fattoquotidiano.it Curia. “Non capiamo come Renzi possa pensare di tagliare fuori legalmente gli idonei. Il governo dovrebbe abrogare un suo stesso decreto, ed emanare un nuovo testo unico, che però in ogni caso non potrebbe avere valore retroattivo”. Attenzione: ad alto rischio non è solo il piano straordinario d’assunzioni. Persino il prossimo concorso (quello da 60mila posti, atteso da tutti gli altri precari esclusi dalla riforma, in particolare dai più giovani) potrebbe essere bloccato. Il decreto D’Alia stabilisce che non è possibile bandire un nuovo concorso prima di esaurire le graduatorie di quello precedente, che hanno durata triennale. Mentre alcune liste del Concorsone 2012, anche a causa di gravi ritardi e disfunzioni, sono state pubblicate solo nel 2014. “Siamo pronti a rivolgerci immediatamente al Tar”, minaccia il coordinamento. “Faremo ricorso contro il piano di assunzioni e impugneremo il bando del prossimo concorso (atteso già nei prossimi mesi: le prime prove in teoria dovrebbero svolgersi già in autunno, nda)”.

Evidentemente il ministero avrà sentito i suoi legali, ed è convinto di avere gli strumenti per andare avanti su questa strada. Ma le parole di Curia anticipano ricorsi imminenti. Uno scenario che stride con l’intenzione di Renzi di approvare in tempi rapidi il ddl per procedere con le immissioni in ruolo. Adesso sulla questione rischia di aprirsi un grosso contenzioso. Fuori e dentro il Parlamento.

Twitter: @lVendemiale