Il 12 marzo 2014 una denuncia scuote gli Scavi di Pompei. Segnala il furto di una grossa porzione di affresco di epoca romana della “Casa di Nettuno”. Il pezzo, di circa 30 centimetri di diametro, raffigura una donna. Non è stato ritrovato. E’ l’inizio di un bollettino di guerra. Il 4 giugno i carabinieri arrestano un georgiano: ha appena asportato tre pezzetti di un mosaico della Domus di Trittolemo. Ci ha provato in pieno giorno, durante l’orario di apertura al pubblico. Il 4 agosto un francese vuole portarsi a casa dei frammenti di intonaco dipinto in “rosso pompeiano” di ansa di anfora. Ammanettato. Il 15 settembre i carabinieri di Roma recuperano in una società di autonoleggio di Fiumicino una porzione di capitello rubata a Pompei: probabilmente sono stati due turisti americani. Il 22 settembre un ragazzino australiano prende a calci una parete della Domus Ara Massima. Il 12 ottobre un turista delle Isole Fiji tratta una Domus come un muro di periferia: incide il suo nome sull’intonaco rosso della Casa di Marco Lucrezio Stabia. Un turista portoghese fa la stessa cosa qualche giorno dopo: il 31 ottobre i carabinieri lo sorprendono mentre incide con una pietra lavica appuntita la scritta “portugal” su un marmo dell’edificio “Macellum”. Il 23 dicembre 2014 un visitatore giapponese entra nella domus Cornelia, viola un divieto e tocca una porzione di intonaco di epoca romana. Già precario a causa di vecchie infiltrazioni, un pezzo di intonaco di circa mezzo metro si stacca e cade a terra.

Chi sorveglia Pompei oltre alle forze dell’ordine? E come svolge questo lavoro? In che modo viene scelto e con quali contratti? Domande da affrontare di petto. Perché, come spiega un sindacalista, per ogni furto o danneggiamento scoperto almeno una decina restano impuniti e vanno ad arricchire il mercato nero dei reperti archeologici. E i cantieri dei restauri avviati grazie ai finanziamenti del Grande Progetto Pompei diventano una involontaria occasione per alimentare la confusione dove sguazzano ladri e ricettatori. C’è una società ‘in house’ del Mibact, la Arte Lavoro e Servizi (Ales), che per statuto si occupa proprio della tutela del patrimonio storico ed artistico. Fu creata alla fine degli anni ’90 per dare lavoro a 400 Lsu della Campania e del Lazio. Ales il 25 giugno scorso ha indetto un concorso per selezionare 30 addetti per l’assistenza al pubblico e la vigilanza. “Le candidature dovevano pervenire entro il 9 luglio 2014 e ad oggi non è stata effettuata alcuna selezione o meglio non è stato pubblicato alcun esito della selezione” afferma il deputato M5S Luigi Gallo in un’interrogazione al ministro Dario Franceschini.

Quando a novembre gli Scavi sono paralizzati dalle agitazioni sindacali per i turni di vigilanza ritenuti troppo duri, e in due giorni 3200 visitatori restano in fila davanti ai cancelli chiusi, Franceschini twitta “è un danno incalcolabile per l’immagine dell’Italia intera”. Il ministro ricorda le assunzioni appena fatte (“78 persone per superare le carenze”) e quelle che verranno (“75 entro dicembre”). Assunzioni che però, secondo il parlamentare grillino, non risultano ancora avvenute. “Mi chiedo, e chiedo a Franceschini, con che criteri verranno selezionate queste 75 persone. Ma  bisogna accendere un riflettore su Ales – aggiunge Gallo –  e sul suo eccessivo ricorso ad agenzie interinali. Ales ha già offerto servizi per gli Scavi di Pompei e dovrebbe avere al suo interno già personale qualificato ed esperto, ma persevera nella logica di creare migliaia di elenchi di giovani tirocinanti e precari per far fronte a presunte esigenze ‘temporanee’ quando invece bisognerebbe garantire una tutela stabile e continuativa del patrimonio archeologico”. Gallo ricorda “i rilievi dell’Antitrust che ha recentemente “bacchettato” il Mibact per l’eccessivo utilizzo di questa società il cui amministrare unico, Giuseppe Proietti, è anche sindaco di Tivoli, un doppio ruolo incompatibile e inopportuno”. Proietti è coinvolto nell’indagine della Corte dei conti sul restauro del Teatro Grande, culminata nel sequestro di beni per quasi 6 milioni di euro all’ex commissario straordinario degli Scavi Marcello Fiori. Faceva parte della commissione che approvò il piano di interventi del commissariato. I magistrati contabili gli hanno notificato un invito a dedurre.

Proietti risponde punto su punto ai rilievi del parlamentare M5S: “Ales ha avuto dal Mibac una commessa per 30 addetti alla vigilanza di Pompei e il 25 giugno 2014 ha pubblicato il bando di  concorso. Sono arrivate ben 8600 domande. Nelle more del tempo necessario per espletare questa procedura di selezione, Ales si è rivolta a un’agenzia interinale per reperire 30 addetti a tempo determinato a partire dal 1 agosto. Persone che avessero gli stessi requisiti richiesti nel concorso, ma che non avessero fatto domanda di partecipazione, affinché non si predeterminasse per loro una situazione di vantaggio. Il 22 dicembre gli ‘interinali’ sono stati sostituiti dai vincitori del concorso, il cui esito è stato pubblicato sul sito”.

Sui furti e danneggiamenti degli Scavi “il personale di Ales rappresenta il 10% del personale in servizio a Pompei e in nessuna delle Domus vigilate da Ales risultano episodi di questo tipo”. Proietti vuole aggiungere qualcosa alla notizia sull’invito a dedurre della Corte dei conti per il restauro del Teatro Grande: “Quando la commissione approvò l’intervento proposto da Fiori, io non ne facevo più parte da circa un mese: ero andato in pensione il 1 marzo 2010 e l’ok è del 31 marzo successivo. La Corte dei conti infatti invita a dedurre sia me che il mio successore, ognuno per la sua parte di competenza”.