Le polemiche erano iniziate ancor prima che chiudessero i seggi. Le primarie, che si sono svolte in Liguria a gennaio e che hanno portato alla vittoria di Raffaella Paita, si sono concluse con le denunce di brogli da parte dello sfidante uscente, Sergio Cofferati. Ora emerge che fra i sostenitori di un comitato per Raffaella Paita (nella foto) c’era un imprenditore accusato di essere uno dei prestanome di Carmelo Gullace, arrestato pochi giorni fa per usura, ma in passato implicato in diversi procedimenti per ‘ndrangheta.

Lo schermo usato da Gullace per nascondere i suoi prestiti a usura, secondo l’accusa, era una finta compravendita di immobili. Ed è qui che, secondo quanto scrive il Gip Emilio Fois, entrava in scena Paolo Cassani, promotore di uno dei tre comitati nati ad Albenga in sostegno della Paita: “Essendo stato [Carmelo Gullace, ndr] condannato per reati di criminalità organizzata e già sottoposto a misura di prevenzione, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, attribuiva fittiziamente a Cassani Paolo la disponibilità di denaro e di rapporti giuridici”. Due sarebbero le occasioni in cui Cassani avrebbe accettato di incassare assegni per finti preliminari di vendita di immobili per un totale di 120mila euro.

In uno dei due episodi di usura descritti nelle carte giudiziarie, la vittima, che nel 2006-2007 si era trovata in crisi di liquidità, si era rivolta a Carmelo Gullace su suggerimento dello stesso Cassani. In cambio di prestiti concessi in più tranche, aveva accettato di sottoscrivere un preliminare di vendita con il Cassani per un alloggio a Calizzano. “Nel periodo successivo – continua il Gip – aveva iniziato a pagare i debiti, corrispondendo al Gullace una somma ‘non inferiore ai 100 mila euro’ ma comunque insufficiente a coprire gli interessi e ad impedire che il debito successivo continuasse a lievitare”. “ Le conversazioni intercettate – prosegue il Gip –  mettono in evidenza il grande stato di agitazione [della vittima, ndr] con il Gullace, essendo il primo perfettamente a conoscenza dei trascorsi processuali dell’indagato, per gravi delitti di criminalità organizzata”. Anche se mai condannato in via definitiva, Gullace è stato implicato in una serie di omicidi che ha opposto la famiglia Facchineri a quella dei Raso-Gullace-Albanese ed è stato processo per il sequestro, avvenuto negli anni ’80, di Marco Gatta, nipote del fondatore della Lancia.

La seconda vittima a stipulare un contratto di compravendita immobiliare per 40mila euro con il Cassani è una donna. Anche in questo caso il giudice scrive: “La prospettazione accusatoria trova pieno riscontro nelle intercettazioni telefoniche, da cui emerge l’esistenza attuale di un credito del Gullace (non del Cassani)”. Nella lista dei sostenitori della Paita, Paolo Cassani compare quale imprenditore. Egli è infatti socio accomandatario della società “Gli Ulivi di Cassani Paolo e c. s.a.s”. Sulla visura camerale si legge, però, che lo stesso, per un condanna divenuta definitiva, è stato interdetto perché “gli è stata inflitta la seguente pena accessoria: inabilitazione esercizio impresa commerciale ed incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa anni 10”.

A rivelare i trascorsi di Cassani è stato Christian Abbondanza della Casa della Legalità – ripreso oggi sulle pagine del Secolo XIX -che durante le primarie aveva monitorato i sospetti brogli. Albenga risultò una delle roccaforti del successo per la candidata sostenuta da Claudio Burlando. Per lei si sono pronunciate 1300 persone su 1500 votanti. Ancora meglio ha fatto a Pietra Ligure, dove ha raccolto 750 preferenze, contro le 50 accordate a Sergio Cofferati. Percentuali bulgare sulle quali il Pd ha scelto di non fare chiarezza.