Chi pensava che la diplomazia prendesse il sopravvento, in questa nuova crisi greca, si sbagliava di grosso. L’ex troika in arrivo ad Atene si troverà un’interlocutrice della stessa pasta di Yanis Varoufakis. Eleni Panaritis, la delegata del ministro delle finanze ellenico che sta curando i negoziati con il Brussels group (Commissione Ue, Bce, Fmi e i fondi salva-Stati Esm ed Efsf), è un’economista che ha lavorato presso la Banca Mondiale ed è stata esponente del Pasok dal 2009 fino al 2012.

Poliglotta per aver pellegrinato professionalmente in vari Paesi, definisce gli euroburocrati “patchwork”, e a proposito dei funzionari dell’Eurotower sostiene che” i banchieri hanno in mente solo i numeri”. Oggi ammonisce che nessuno più in Grecia andrà in pensione a 45 anni. Una “vergogna” pari a quella suscitata quando alcuni funzionari della troika, sollecitati sul fatto che in cassa Atene non ha più liquidità, hanno replicato: “Basterà non pagare gli stipendi un paio di mesi”.

In occasione di un dibattito pubblico, venerdì, ha sostenuto che purtroppo il paese non produce nulla se non debito e che il problema della Grecia non è solo la bassa produttività, ma anche la bomba demografica costituita dai 250mila under 30 emigrati all’estero.

Panaritis è alla testa del Panel Group, società che offre consulenza a governi e privati e valorizza proprietà sottovalutate. Le sue tesi si basano sulla promozione del capitale sociale, attraverso l’utilizzo di risorse che lacci e vincoli presenti nelle macchine burocratiche degli Stati rendono difficile liberare. Un percorso che l’ha portata a dare vita alla fondazione “Thought for Action” il cui scopo è “individuare e rimuovere gli ostacoli che frenano il benessere nel mondo” anche stimolando la politica ad abbattere i condizionamenti sociali che impediscono ai cittadini di realizzarsi.

Ha pubblicamente sostenuto, anche con analisi apparse su quotidiani stranieri come The Guardian e Huffington Post, che la crisi greca causata da malgoverno e da una politica inefficace è stata sofferta solo da un pezzo del paese: classe media, lavoratori a basso reddito e pensionati che non sono in grado di coprire i loro bisogni di base perché “insicuri e non protetti”. Nel frattempo, chi ha approfittato della passata gestione amministrativa non è stato toccato. Per questo in occasione delle elezioni europee del maggio scorso ha osservato che il nodo era proprio la grave mancanza di leadership che l’Ue ha mostrato in tempi così difficili. “La crisi dell’euro, ad esempio, è stata persistentemente non vista come tale – ha scritto sul quotidiano inglese – , ma la colpa almeno per i primi anni è stata attribuita al caso greco”.

Ora Panaritis ha l’occasione di confrontarsi a viso aperto proprio con quel sistema che non ha saputo gestire il memorandum e la crisi di Atene. Le trattative tra l’ex troika e il governo di Alexis Tsipras (che venerdì a Bruxelles ha incontrato presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e quello dell’Europarlamento Martin Schulz) vanno avanti, non senza punture di spillo. Venerdì è arrivata l’ennesima dichiarazione sul Grexit del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble , che ha detto: “Noi vorremmo che la Grecia restasse nell’euro, ma deve adempiere agli impegni concordati. Resta il principio di aiuti in cambio di prestazioni“. E ha pure paventato il rischio di una “uscita accidentale” (“Grexident“), non pianificata ma causata semplicemente dall’aggravarsi dell’attuale crisi di liquidità: lo stesso scenario delineato qualche giorno fa dalla Bild. Sta di fatto che per ora Atene sta rispettando le scadenze fissate per il rimborso del debito: venerdì ha rimborsato altri 350 milioni al Fondo monetario internazionale, dopo i 300 restituiti il 5 marzo.

La tensione comunque, nonostante le aperture di Juncker alla possibilità di una soluzione “nelle prossime settimane”, resta altissima. E si dibatte anche su dove debbano incontrarsi le parti. Il ministro Varoufakis ha escluso che i tecnici del Brussels group entrino nei ministeri di Atene, così come accaduto fino a prima delle elezioni, per cui i negoziati si terranno in un albergo. Secco il commento della portavoce della Commissione secondo cui le questioni di “logistica” non sono importanti, ma quello che conta è “portare avanti il lavoro”.

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