“La legge arriva fino a un certo punto ma il discorso morale è un altro”. Se Silvio Berlusconi e Forza Italia festeggiano a Palazzo Grazioli l’assoluzione definitiva nel processo Ruby, è la Cei a rompere l’idillio e a ricordare che il giudizio non finisce a quello dei reati e dei tribunali. E’ il segretario generale Nunzio Galantino che commenta la sentenza della Cassazione sottolineando che “Avvenire ha preso una posizione coraggiosa che va sostenuta e confermata”. Galantino, parlando a margine di un convegno sul servizio civile, ha aggiunto che la questione non riguarda “solo Berlusconi. Tutte le volte in cui c’è una assoluzione bisogna andare a leggere le motivazioni. Ma il dettato legislativo arriva fino ad un certo punto, il discorso morale è un altro”. Facendo l’esempio della legge sull’aborto il vescovo fa presente che “se un fatto è legale non è detto che sia morale”. E’ in sostanza la tesi rovesciata di quanto già detto dall’avvocato di Berlusconi, Franco Coppi: “Non bisognerebbe mai scambiare questioni di confessionale con questioni di diritto penale”. Ma, aggiunge la Conferenza episcopale, anche il contrario.

Era stato già Avvenire, il giornale dei vescovi, a introdurre la questione e a raffreddare gli entusiasmi dei berlusconiani. “C’è molto da riflettere – aveva scritto il direttore Marco Tarquinio – su come è stato imbastito il processo e sulle sue conseguenze ma l’esito penale favorevole a Berlusconi non cancella il rilievo istituzionale e morale del caso”. Rispondendo alle lettere dei lettori Tarquinio sottolinea: “Anche solo per il fatto che un simile processo sia stato possibile, è evidente che un’assoluzione con le motivazioni finora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale“.