Non capita tutti i giorni di stare al telefono con Tom Cruise. È quello che puoi pensare se dall’altra parte della linea c’è Roberto Chevalier, doppiatore ufficiale dell’attore americano che gli presta la voce con successo dal 1986. Cominciò tutto con Top Gun e da allora il pubblico di casa nostra identifica Tom Cruise con quella voce morbida e virile che ormai sentiamo familiare. Doppiatori non ci si improvvisa, lo sa bene Chevalier che arriva da tanta gavetta, dal teatro classico, dalla prosa e che suggerisce a chi vuole tentare questa strada di imparare bene innanzi tutto a recitare, a scegliere buoni maestri e scuole di valore consolidato. Poi possono capitare anche le delusioni, come ricorda Chevalier, “delle vere e proprie incazzature” come quella di non aver potuto doppiare Cruise nel celebre Eyes Wide Shut nonostante il parere favorevole di Kubrick stesso che purtroppo morì poco prima dell’uscita del film.

A questo proposito Chevalier ci racconta pure un aneddoto. “Parecchi anni dopo incontrando Cruise mi domandò come mai non fui io a doppiarlo nel film di Kubrick e mi disse di chiamarlo se fosse successo ancora, dandomi il numero del suo agente. E difatti quando nel 2005 mi sostituirono per la La guerra dei mondi con il pretesto che avessi 10 anni in più di Tom, mentre in realtà fu per farmi uno sgambetto, cercai di contattarlo a quel numero. Peccato – ricorda divertito – che lui nel frattempo avesse cambiato agente!”. Chevalier tornò comunque a doppiare Cruise visti i flop degli incassi dei due film che costrinsero i produttori ad una marcia indietro. Eh sì, perché quando lo spettatore si affeziona alla voce di un attore poi risulta difficile accettarne il cambiamento. Il mio ricordo personale risale a quando cambiarono la voce al papà di Ricky Cunningham, Tom Bosley, della serie Happy Days. Rimasi deluso e disorientato.

Alla fine quindi sono le soddisfazioni a prendere il sopravvento “ricordo con gioia e particolare affetto tra i tanti personaggi che ho doppiato, il Cruise della maturità, quello cioè di Magnolia che probabilmente meritava l’Oscar o le mille sfumature del Truman Capote di Philip Seymour Hoffman che considerai una sfida vinta con successo”. “Il doppiaggio è una faccenda seria – sottolinea Chevalier – a volte il pubblico si lamenta dello scarso livello ma è bene far sapere che non sempre si investe il necessario per realizzare un lavoro all’altezza. I produttori per loro scelta, volendo risparmiare, ci fanno fare le corse a scapito della qualità. E succede quindi che molti colleghi siano mandati allo sbaraglio in pochi giorni con poca preparazione e senza avere il tempo di studiare a fondo il loro personaggio“. C’è comunque da osservare che in Italia sta crescendo, anche attraverso rassegne, la richiesta del pubblico, variegato per età, aree geografiche, estrazione culturale, per film proiettati in lingua originale. È importante soddisfare i gusti di tutti, tenere conto di chi vuole entrare in sintonia con l’opera senza filtri ma anche comprendere coloro che non conoscono le lingue e che desiderano affidarsi al doppiaggio.

Grazie Roberto per la tua disponibilità e gentilezza. Ho appena rivisto una scena di Magnolia e dopo questa conversazione ho voglia di dire che non sei tu a prestare la voce a Tom Cruise ma è lui che ti offre la sua faccia!