La discussione del consiglio dei ministri sulla riforma della scuola slitta di nuovo. Dopo un primo rinvio di una settimana, ora il disegno di legge scivola ancora di un paio di giorni. La riunione del governo è stata infatti fissata per giovedì 12 marzo alle 17.30. Oltre alla scuola il consiglio dei ministri discuterà anche la riforma della Rai. Il vero problema, secondo quanto scrive l’Ansa, sarebbe proprio il testo sulla tv pubblica sul quale ci sono ancora nodi aperti.

Il testo del provvedimento sulla scuola è ormai praticamente chiuso, ma è possibile che domani, 10 marzo, il presidente del consiglio Matteo Renzi e il ministro all’Istruzione Stefania Giannini si incontrino per gli ultimi ritocchi, soprattutto in relazione ai “numeri” della partita assunzioni che resta tra i temi più delicati.

Assodato ormai che per gli interventi sull’istruzione, assunzioni comprese, il governo non ha intenzione, almeno per il momento, di ricorrere allo strumento del decreto legge, è altrettanto evidente che il Parlamento sarà chiamato a dare una grande prova di coesione. Renzi ieri ha invitato, infatti, le opposizioni a non fare ostruzionismo sul provvedimento. I tempi di approvazione del ddl sono, in effetti, il più grande ostacolo al piano di assunzioni annunciato dal governo. Non si deve tener conto, infatti, solo dell’iter parlamentare ma anche dei giorni necessari alla macchina amministrativa (ripartizione posti, lavoro degli uffici scolastici regionali ecc…) per attuare il progetto. Considerando che l’anno scolastico inizia il primo settembre.

I sindacati sono in fibrillazione. Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda, ancor prima di sapere dello slittamento di data, hanno annunciato oggi un percorso di mobilitazione che culminerà l’11 aprile in una manifestazione nazionale del personale della scuola a Roma. Le misure a cui il Governo sta lavorando “prefigurano – osservano i sindacati riferendosi alle ipotesi circolate – il taglio degli stipendi e dei diritti, mentre non danno ancora nessuna risposta alle attese di stabilizzazione del lavoro di decine di migliaia di precari. Non vi è coerenza fra gli impegni presi e i provvedimenti che si stanno preparando. Il contratto è scaduto da 6 anni. Nel frattempo il governo congela gli scatti di anzianità e si propone di introdurre un confuso e farraginoso sistema di premialità che prevede aumenti stipendiali solo nel 2019. In questo modo si costringerebbe il personale a porsi in una relazione di pericoloso antagonismo con i colleghi per ottenere benefici economici”. I sindacati ricordano quindi che su salario, carriere, orari, professionalità la sede di discussione e decisione deve essere quella del rinnovo del contratto e chiedono al Governo di aprire subito il confronto. E il sindacato Anief parla di rinvio “inaccettabile”. “È la conferma che anche questo Esecutivo non reputa la Scuola tra le priorità” commenta confermando lo sciopero indetto per il 17 marzo.