E’ vero che nella vita non si vive di ricordi. Ma forse Filippo Inzaghi oggi rimpiange la scelta di aver fatto l’allenatore, e di essere tornato al Milan in panchina dopo gli anni d’oro da giocatore. Sarebbe rimasto nella memoria come il grande numero 9 del Milan di Ancelotti e delle due Champions League del 2003 e del 2007. Invece rischia di passare alla storia come il peggior tecnico di sempre dei rossoneri. Numeri (e non solo) alla mano: 35 punti in 26 giornate, decimo posto in classifica, gioco inesistente. Nonostante ciò, l’esonero per il momento sembra scongiurato: il vertice che avrebbe dovuto portare al suo licenziamento è saltato, probabilmente si va ancora avanti (almeno per un’altra settimana). Ma se oggi conserva il suo posto, è soltanto perché non è lui l’unico ad aver smarrito la bussola in casa rossonera. E chissà che non debba pentirsi persino di non esser stato esonerato.

Inzaghi è arrivato la scorsa estate a Milanello per aprire un nuovo ciclo e far dimenticare l’odiato Seedorf, che in pochi mesi era riuscito a inimicarsi spogliatoio e dirigenza. Si pensava fosse difficile far peggio dell’olandese e del suo ottavo posto. Invece Super Pippo c’è riuscito: alla 26esima giornata, col pareggio casalingo di sabato contro il Verona, ha totalizzato gli stessi punti che Seedorf aveva messo insieme in 19 partite. Ma non è l’unico confronto che Inzaghi sta perdendo malamente. Si contano sulle dita di una mano stagioni meno gloriose (per usare un eufemismo) di quella attuale. Finisse adesso il torneo, il Milan sarebbe decimo (a pari punti col Palermo). A parte gli anni del Totonero e dei suoi postumi, dal dopoguerra ad oggi soltanto in tre occasioni i rossoneri hanno chiuso così in basso il campionato: nel ’77, nel ’97 e nel ’98. Sono stagioni che i tifosi milanisti ricordano bene: la prima è quella del minor numero di vittorie, la seconda quella del minor numero di punti in assoluto, la terza quella della fine di un’epoca con il ritiro di Franco Baresi ed uno spogliatoio allo sbando.

Nel ’96-97, però, l’annus horribilis per eccellenza nella memoria recente dei tifosi rossoneri, in panchina sedeva Oscar Tabarez, santone del calcio sudamericano incompreso in Italia, che aveva già vinto in precedenza, e in seguito con l’Uruguay si sarebbe tolto la soddisfazione di alzare una Copa America. A stagione avviata, il tecnico veniva sostituito da Arrigo Sacchi. L’anno dopo fu la volta dell’infelice ritorno di Fabio Capello, uno che del Diavolo ha scritto la storia. Gigi Radice, l’allenatore della retrocessione nell’82, aveva conquistato uno storico scudetto col Torino. Difficile assegnare a tecnici del loro calibro il premio di peggior allenatore rossonero di sempre. Invece Inzaghi ha poco da esibire a sua difesa. Un po’ come Giuseppe Marchioro, altro giovane catapultato sulla panchina del Milan e rimastone “bruciato” negli Anni Settanta. Forse il paragone più calzante per Super Pippo. E anche il rivale principale in questa particolarissima classifica.

Ma non sono i numeri a condannare Inzaghi. Non soltanto, almeno. Il Milan, la squadra famosa per il suo bel gioco, non ha mai giocato così male: davvero non si ricorda una squadra così incapace di attaccare e brutta da vedere. E poi ci sono le scelte tecniche e tattiche, sempre più incomprensibili. Il cambio troppo rinunciatario Pazzini-Bocchetti (non il primo quest’anno), degno dell’ultima delle provinciali. O la decisione di preferire lo stesso Pazzini, lasciato a marcire per un girone intero in panchina e per questo pronto ad andare via a parametro zero a giugno, a Mattia Destro, su cui la società ha fatto un investimento importante. L’allenatore aziendalista, per confusione, va persino contro gli interessi dell’azienda.

Certo, le colpe del disastro non sono solo di Inzaghi. C’è una rosa con evidenti limiti in difesa e a centrocampo. C’è soprattutto una società allo sbando, in cui non si capisce più chi decide fra lotte intestine e vuoti di potere, in evidente fase di transizione in vista di possibili passaggi di quote importanti del club. Infatti Super Pippo resta al suo posto anche per questo. Ma non è detto che per l’ex attaccante della nazionale sia una buona notizia. Nell’era Berlusconi, il peggior piazzamento è l’undicesimo posto del ’97. Inzaghi vi si avvicina a grandi falcate, ed è già l’allenatore con la peggior media punti, con appena 1,34 punti a partita ha appena sorpassato Tabarez. Per trovare cifre inferiori bisogna tornare indietro di decenni ai tempi di Marchioro. Fosse arrivato in tempo, l’esonero almeno lo avrebbe salvato da questo ed altri record negativi. Invece c’è ancora tempo, a quanto pare. Per riprendersi e risalire la china. O per continuare a scavare, e riscrivere in peggio la storia rossonera.

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