liptraPiù mi diverto a seguire le tracce del mio bianco italiano preferito e più scopro produttori di grande interesse. Specie a Cupramontana, terroir che si conferma di grandissimo interesse, oltre che un’involontaria succursale per milanesi in fuga. Del Verdicchio Di Giulia (anche lei di Milano e fuggita tra le brezze e le vigne marchigiane) e di quello di La Marca di San Michele ho già parlato nella Top Ten del 2014, mentre i vini di La Distesa sono tra i più noti nel magmatico enomondo dei naturali, non fosse altro perché Corrado Dottori della sua decrescita felice/incosciente ne ha fatto un libro (Non è il vino dell’enologo) e una filosofia che finisce direttamente nel bicchiere. Con risultati altalenanti, ma punte ragguardevoli: il Terra Silvate 2013. per esempio, è un Verdicchio spaziale. Forse il suo migliore di sempre.

A Sorgente del Vino, invece, mi sono preso il giusto tempo per approfondire la produzione di Ca’Liptra, piccola e recente azienda con due ettari vitati in 3 particelle con diverse altitudini, esposizioni e suoli. Differenze che emergono nei vini: fragrante, equilibrato e dalla spiccata beva il Caliptra 2013, anche più del Classico Superiore Kypra 2013, più complesso, ma meno scattante. Le migliori cose però arrivano da questo Docg Castello di Jesi Verdicchio Classico 21, presentato in anteprima prima dell’uscita il mese prossimo, fermenta in 4 barriques vecchie con lieviti indigeni senza controllo di temperatura, dopodichè rimane per 1 anno sulle sue fecce e successivamente viene imbottigliato. Verdicchio di gran bella stoffa, in linea con l’annata 2013, ha corpo e agilità: profondo al naso, con una bocca scattante e sapida e una chiusura molto lunga è il vino che prima te lo studi un po’, poi (molto presto) molli gli ormeggi e te lo scoli allegramente senza sensi di colpa. Come è giusto che sia.