Un 19enne afroamericano è morto dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco sparati da un agente di polizia a Madison, capitale del Wisconsin. La conferma arriva direttamente dal capo della polizia della città, Michael Koval, secondo quanto riporta il Wisconsin State Journal.

La polizia di Madison non ha reso noto l’identità della vittima – deceduta in ospedale – ma, secondo alcuni familiari e amici, si tratterebbe di Tony Robinson, 19 anni, diplomato alla scuola superiore di Sun Prairie, un sobborgo che si trova 20 chilometri a nordest della città.. Una folla di manifestanti si è radunata sul luogo assieme ad esponenti dell’organizzazione Young Gifted and Black che, sulla pagina Facebook FergusonToMadison, accusa la polizia di aver sparato a una persona disarmata. Il capo della polizia ha riferito che l’agente coinvolto si era recato sul luogo dopo una telefonata che aveva segnalato alle autorità una persona che saltava in mezzo al traffico, creando pericolo per la sicurezza degli automobilisti. Il dipartimento della Giustizia ha aperto un’indagine.

Proteste a Madison, sale la tensione in strada
Decine di persone si sono raccolte nelle ultime ore per protestare. I manifestanti si sono raccolti durante la notte nel luogo della sparatoria portando con sé cartelli su cui si legge: “Fermare le uccisioni da parte di poliziotti razzisti”.  I dimostranti sono inoltre tornati a scandire lo slogan “Black lives matter“, cioè “La vita dei neri conta”, che si era diffuso nelle proteste seguite all’uccisione degli afroamericani Michael Brown a Ferguson ed Eric Garner a New York da parte di poliziotti bianchi. Le forze dell’ordine invitano alla calma per far sì che le indagini abbiano luogo, pur ritenendo “appropriata” la reazione e l’espressione dei propri sentimenti da parte della folla che si è radunata per protestare contro l’ennesimo caso che coinvolge la polizia: “La reazione è comprensibile e assolutamente appropriata. La polizia chiede però calma e che le autorità possano condurre le indagini”.

Holder: “Pronti a smantellare dipartimento di polizia di Ferguson”
Proprio in relazione ai fatti di Ferguson è arrivata la dichiarazione del ministro della Giustizia, Eric Holder, che si è detto “pronto” a “smantellare” il Dipartimento di Polizia della cittadina del Missouri dopo il rapporto che ha evidenziato numerose discriminazioni razziali e violazioni della Costituzione: “Siamo pronti a usare tutti i poteri che abbiamo per assicurare che la situazione cambi. Se questo significa una struttura interamente nuova lo faremo, se smantellare è la soluzione, siamo pronti a farlo”, ha detto Holder.

Il 7 marzo 1965 la marcia di Selma
L’ennesima vittima nera della polizia arriva nel giorno dell’anniversario della marcia di Selma, Alabama, dove cinquant’anni fa la polizia represse nel sangue la manifestazione di 500 attivisti per il voto agli afroamericani. Proprio di Selma aveva parlato ieri Barack Obama, che oggi parteciperà con la famiglia all’anniversario. “Selma non riguarda il passato. Selma è ora”, ha detto il presidente Usa a 48 ore dal rapporto sui comportamenti della polizia di Ferguson, Missouri.

L’anniversario di quello che viene ricordato anche come il Bloody Sunday (con la polizia che caricò violentemente la folla enorme che protestava per il diritto di voto) cade in un momento in cui tanti episodi legati al razzismo, all’uso eccessivo della forza e ai metodi discriminatori della polizia scuotono e dividono diverse comunità negli Stati Uniti. Con rabbia e tensioni che spesso sconfinano nella violenza. Per 4 americani su 10 le relazioni tra bianchi e neri sono peggiorate da quando alla Casa Bianca c’è il primo presidente afroamericano. Un aspetto con cui Obama fa i conti ogni giorno, spesso accusato di non fare abbastanza ma ossessionato dal non apparire un presidente di parte.

Obama: “Ferguson non è un caso isolato”
“Non penso che quello che è accaduto a Ferguson sia tipico di ciò che accade nel Paese – ha spiegato Obama in un’intervista rilasciata alla vigilia delle commemorazioni – ma non è un caso isolato. Penso che ci siano circostanze nelle quali la fiducia tra le comunità e le forze dell’ordine si è deteriorata. E credo che singoli individui o interi dipartimenti di polizia nel Paese potrebbero non aver ricevuto la giusta formazione. E potrebbero non esercitare quella che dovrebbe essere la loro responsabilità primaria: assicurare che stanno proteggendo e servendo tutti i cittadini, non solo alcuni”.