È impossibile non essere d’accordo con Renzi quando condanna la legge Gasparri e auspica una nuova legge con nuova governance della Rai, anzi, dobbiamo chiederci perché non lo hanno fatto i governi precedenti: Prodi, Monti e Letta. La Gasparri è una legge che viola il principio di pluralismo sancito nell’articolo 21 della Costituzione per aver aumentato il limite antitrust; ha drogato il mercato pubblicitario sottraendo risorse alla carta stampata a favore delle tv (in particolare di Mediaset); ha accompagnato il passaggio dall’analogico al digitale terrestre senza aver risolto i problemi delle frequenze nazionali; non ha rispettato il diritto comunitario con relativa procedura d’infrazione della Commissione europea. Chi più ne ha più ne metta.

Renzi annuncia che la Rai deve uscire dalle grinfie dei partiti: per farlo vanno cambiati i criteri di nomina del cda, attualmente 7 membri su 9 sono eletti dalla Commissione di Vigilanza. Un caso come quello del consigliere Verro che manda un fax all’amico Berlusconi e presidente del partito che lo ha nominato per impedire la conferma in palinsesto di 8 programmi perché non allineati al pensiero unico, non deve mai più accadere, ma soprattutto non deve mai più accadere che un caso che viola palesemente la Costituzione e il contratto di servizio, in Rai venga accompagnato dal silenzio.

La tv pubblica per i politici è un po’ come la Nazionale di calcio per i cittadini: tutti a dettare la formazione. Dopo le parole di Renzi se ne sono sentite di cotte e di crude. Il deputato del Pd Matteo Richetti, in un’intervista di Klaus Davi, ha riempito la rete di pillole di saggezza: “Le sedi regionali Rai dovrebbero da 20 passare a 3 (una al Nord, una al Centro e l’altra al Sud); perché fare tante cose che costano poco, ma di bassa qualità, facciamo un grande investimento per valorizzare quanto di buono c’è nel servizio pubblico”. Ha proposto soluzioni anche per i tg nazionali e le trasmissioni di approfondimento “in onda tutte le sere”, qui facendo un po ’ di confusione con La7.

Si sono scatenati anche quelli di destra, a difesa della Gasparri, cioè del padrone, il primo è stato Gasparri, che ha fatto il broncio per le parole di Renzi per aver ricordato al pubblico che l’ex ministro è un fascista vestito di nuovo. Dove sta l’offesa? Gasparri ha militato con i camerati fino all’altroieri. Poi Brunetta, Cicchitto. Dalle parole di Renzi non si è capito se la proprietà della Rai rimarrà del governo: se sì, il rischio è quello di dipingere la facciata lasciando il vecchio intonaco.

Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2015