Se l’avesse fatto Berlusconi, saremmo tutti in piazza a manifestare“. Il mio amico (“di sinistra: se scrivi di me, di’ solo di sinistra”) guarda la tazza ormai vuota. Moderno aruspice, è come se cercasse una risposta nei fondi di caffè.

E’ la classica brava persona. Non a parole: a fatti. Spinge l’onestà a livelli quasi impensabili (memorabili le discussioni di ore per ottenere uno scontrino). Una volta mi riprese – a ragione – fino allo sfinimento, perché avevo parcheggiato il motorino sul marciapiede. Lui non l’avrebbe mai fatto. Probabilmente non l’ha mai fatto.

“Cosa ho votato? Questa volta non volevo essere relegato in uno spicchio di Parlamento. Ho pensato al voto utile. Volevo contare. Ci credevo alle riforme. Credevo alla volta buona“.
Pentito?
“Parecchio. Soprattutto per i modi. I modi parlano di te. Non solo i contenuti”.

Lo stuzzico un po’.
“Si combatte la palude della politica, con questi modi. Così dicono…”. “Ti ricordi quella lezione all’Università in cui si raccontava che Mussolini volle bonificare l’Agro Pontino per dare un segnale contro la palude in cui affondava la politica italiana?”.

No, non la ricordavo.

Niente di nuovo sotto il sole. I rigori a favore della nostra squadra sono sempre clamorosi, mentre quelli delle altre squadre sono sempre dubbi.
Poi c’è qualcuno, come il mio amico di sinistra, che ha il coraggio e l’onestà intellettuale di dire che un brutto fallo è brutto, anche se l’ha commesso il tuo l’attaccante.

E qui, in ballo, non ci sono tre punti. Ma la Costituzione del nostro Paese. Leggermente più importante. Che tu, inteso come Partito Democratico, decidi di cambiare senza opposizioni.

E va bene il “chi vince, vince tutto”. Ma se tu fossi – come sei stato, o sarai, può accadere – quello che perde, che succede?
La squadra che vince si porta via il pallone. Si gioca quando decide lei e come decide lei.

“Sinceramente: ti sembra giusto?”.

Pago.
“Hai chiesto lo scontrino?”.
“Sì!”.

Ci salutiamo e mi dice: “Scrivine. Magari sono solo io che la penso cosìMagari mi sbaglio e qualcuno mi dirà perché”.

Le piazze sarebbero piene. GiàInvece sono vuote.

Perché non l’ha fatto Berlusconi.