Commissaria il partito in Puglia e nomina come timoniere Luigi Vitali, l’esponente sul territorio più lontano dalle posizioni fittiane. Così Silvio Berlusconi trascina il braccio di ferro interno a Forza Italia direttamente in casa di Raffaele Fitto. Un modo per ridimensionare la figura dell’oppositore interno e iniziare a togliergli il terreno sotto i piedi. La risposta non si fa attendere: è ammutinamento generale. In mattinata, si sono dimessi in massa i tre vicecoordinatori regionali e i sei provinciali. In un documento congiunto, spiegano di ritenere la mossa berlusconiana “un nuovo grave errore, che allontana ulteriormente il partito dalla sua base”. Secca e quasi ironica la risposta di Vitali: “li ringrazio per questo gesto di generosità che mi evita di commissariarli, cosa che comunque non avevo intenzione di fare”.
Insomma, fratelli coltelli. E i tempi per far esplodere questa bomba sono calcolati a puntino: quello che è stato definito dai fittiani “un colpo di stato interno” arriva a due giorni dalla convention dei “ricostruttori” organizzata dall’europarlamentare di Maglie (Le) per il pomeriggio di sabato 21 febbraio, all’Auditorium del Massimo, a Roma.
“Io non ci andrò – dice Vitali al fattoquotidiano.it – perché non posso partecipare ad un evento in cui si parla male di Forza Italia”. Una presa di distanze netta. E, se non fosse abbastanza, rimarcata: “Non ho ancora sentito Raffaele, lo farò nelle prossime ore, dopo che avrò messo a punto altre priorità. Quali? Ad esempio, individuare una sede del partito regionale, cosa che non abbiamo, visto che con la gestione fittiana siamo stati sfrattati, poiché i parlamentari non versano il loro contributo, ma pagano i pullman che girano l’Italia per presenziare alle manifestazioni di Fitto”.

L’ora del tutti contro tutti è scoccata. E trasforma la Puglia nel terreno principale delle resa dei conti. Un azzardo che, alla vigilia delle elezioni per il dopo Vendola, rende ancora più facile il gioco al candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, Michele Emiliano. Che Berlusconi volesse porre fine all’era del suo plenipotenziario salentino, partendo proprio dalla sua roccaforte, era chiaro già dopo l’improvvisa riunione da lui voluta lo scorso 12 febbraio. In quel momento, è stata sancita la candidatura di Francesco Schittulli, ex presidente della Provincia di Bari, alla guida del Consiglio regionale. Un boccone amaro da digerire per Fitto, che fino all’ultimo ha insistito con la necessità di ricorrere alle primarie. Non solo. Nel frattempo, Berlusconi ha deciso di azzerare di fatto i vertici del partito pugliese usando un tocco da maestro: lo ha lasciato senza testa, promuovendo il coordinatore regionale, il senatore Francesco Amoruso, a capo del dipartimento per il Sud di Forza Italia, struttura finora inesistente e appositamente creata.

L’affronto vero e proprio è arrivato con il nome di Vitali: due volte sottosegretario alla Giustizia nei governi Berlusconi II e III, noto per essere stato colui che ha presentato il “condono tombale” per la depenalizzazione del falso in bilancio, un rapporto diretto da sempre con il leader di Arcore. Quando la notizia della sua nomina era già nell’aria, domenica scorsa, Fitto da Lecce era stato categorico: “Siamo contro un criterio che è quello della nomina dei rappresentanti del partito. È giunto il momento che vengano eletti con un confronto dal basso, come recita tra l’altro il nostro statuto”. Una sfiducia preconfezionata? “Voglio solo ricordare – replica Vitali – che, prima di me, Amoruso, Distaso, Mazzaracchio e lo stesso Fitto sono stati scelti con il medesimo criterio. Dov’è ora il problema?”. Le conseguenze si vedranno per prime proprio a Bari, con la formazione delle liste per le regionali. I seguaci di Fitto resteranno fuori da quella di Fi? Nessun veto, per il nuovo commissario, che però mette l’altro spalle al muro: “Mi aspetto che Raffaele formi un’altra lista a sostegno di Schittulli, come ha sempre fatto nelle due volte in cui si è candidato lui e poi Rocco Palese. Nel 2005, ottenne una deroga su questo dal presidente Berlusconi, che era contrario. Ora mi meraviglierei se si tirasse indietro”.