Caro occidentale, in particolare caro italiano,

nel 2010 delle rivoluzioni sono scoppiate a casa mia, nel mondo arabo. Dittature dinastiche sono cadute lasciando spazio, per la prima volta nella storia araba contemporanea, alla possibilità di scelta. Di quale scelta parlo? Mi riferisco alla possibilità di decidere il proprio futuro.

La mia generazione, e quella di mio padre, è cresciuta sotto un solo presidente che, quando è morto, ha lasciato il posto al figlio.

In questi ultimi cinquant’anni il mio mondo è stato attraversato dal nazionalismo arabo, infrantosi alla morte di Nasser, e dall’incubo dei totalitarismi arabi. Ecco, l’Isis non è il primo totalitarismo con il quale mi sono scontrato; ma è la faccia più mediatizzata di un vecchio incubo con il quale ho convissuto. Le atrocità dell’Isis, che tu vedi in televisione, io le ho già vissute: ho visto i massacri nelle carceri arabe, i bombardamenti chimici, gli arresti arbitrari e ho assistito ai genocidi condotti dai nostri regimi ed è per questo che non mi stupisco della barbarie.

La vita di un arabo oggi è molto fragile e vale quanto una tanica di benzina.

Tu, invece, non ti sorprendere se la mia società si è imbruttita. Devi sapere che per cinquant’anni a scuola i bambini hanno giurato ogni mattina di difendere fino alla morte il loro “amato presidente”. Questo presidente, uomo della provvidenza, semidio, reprimeva ogni dissenso e faceva affari svendendo le nostre risorse alle potenze mondiali – proprio quelle che inneggiano ai diritti umani e che, invece, sono state capaci di barattarli per un barile di petrolio.

Le nostre società sono state colpite dall’individualismo radicale (questo a causa della mancanza di fiducia, derivante dalla paranoia che abbiamo sviluppato per la presenza capillare dei servizi di sicurezza) e ciò ha prodotto il disgregarsi del senso di comunità nazionale e il riaffiorare del confessionalismo. E’ per questo che ogni transizione politica da noi è molto difficile.

Vorrei rivolgermi a chi, con te in Occidente, oggi sentenzia che “erano meglio Gheddafi, Ben Ali e Mubarak perché erano il male minore che garantivano status quo”. Chi formula questo giudizio non ha passato un solo giorno nelle carceri di quei regimi; non porta sul corpo i segni della tortura, né ha vissuto l’esilio.

La comparsa dell’Isis ha fatto un grande favore a chi invoca la restaurazione nel mondo arabo. Infatti, da quando questa organizzazione terroristica è diventata un problema anche vostro – a causa delle decapitazioni di giornalisti e operatori umanitari occidentali –, chi tifava contro la “primavera araba” ha vinto la guerra delle percezioni. Oggi sentire un arabo che chiede libertà, che invoca il diritto all’autodeterminazione, pare ridicolo. “Questi arabi non sono capaci, come noi, di autogovernarsi”, dichiarano molti e ciò ha indotto qualcuno a credere che è meglio rimettere sul trono i vecchi uomini di regime, come al Sisi.

Le gesta dell’Isis, caro amico occidentale, stanno delegittimando il sacrificio di centinaia di migliaia di arabi che hanno manifestato, da piazza Tahrir a Damasco, inneggiando alla libertà e ricevendo come risposta le pallottole della repressione.

Il fondamentalismo è un problema specialmente per noi. E’ un dato di fatto che l’Isis sta trucidando più musulmani che cristiani ma il tuo curarti solo del tragico destino dei secondi non farà altro che aumentare il radicalismo, perché i musulmani si sentiranno sempre vittime di serie B e questo non può far altro che infoltire le schiere degli oscurantisti. Inoltre, le gesta di questi terroristi stanno fornendo gli argomenti necessari agli imprenditori della paura per dire che “tutti i musulmani sono come i terroristi”. Infine, l’Isis sta distogliendo il tuo sguardo da quello che sta avvenendo nel mondo arabo: i bombardamenti aerei sulle città siriane da parte di Asad, le campagne di arresti ed esecuzioni contro attivisti pacifisti in Egitto, gli arresti in Arabia Saudita, Bahrein e il disastro in Yemen.

Vorrei concludere chiedendoti la reciprocità. Reciprocità di riconoscimento, rispetto e dialogo. Ti chiedo di considerare ogni morto di serie A. Abbiamo bisogno di comprenderci. Dobbiamo credere, insieme, che la libertà non appartiene esclusivamente a una certa civiltà ma ad ogni essere umano.

In ultimo, ti invito a scegliere e sostenere la società araba: quella che rifiuta il fanatismo e la dittatura. Solo così c’è speranza che i nuovi muri vengano abbattuti insieme al fanatismo e alle dittature.