“L’ondata di maltempo che ha colpito l’Emilia Romagna tra il 6 e il 7 febbraio è stata straordinaria, sia per la quantità di neve caduta, sia per la sua composizione, particolarmente umida e quindi pesante”. Ed è per questo che oltre 210mila emiliano romagnoli sono rimasti al buio, al freddo e spesso senz’acqua, anche per diversi giorni. Puntano il dito contro l’eccezionalità dell’evento che ha interessato l’Emilia Romagna rivendicando invece “la tempestività degli interventi messi in atto per ripristinare la corrente elettrica laddove la neve aveva danneggiato le linee” le multiutility Enel, Hera, Iren e Terna, finite al centro delle polemiche dopo che il ciclone big snow, pur preannunciato dai bollettini meteo, a partire dal 6 febbraio scorso ha causato black out in tutta la regione.

“Sui nostri contatori – sottolinea Paolo Paternò, responsabile dell’area operativa di trasmissione di Terna Firenze, che opera sia in Toscana, sia in Emilia Romagna – si erano formati i cosiddetti manicotti di ghiaccio, che si creano in presenza di neve bagnata, di dimensioni 12 o 13 volte superiori ai livelli previsti dalla normativa sulla cui base vengono progettati. Questi manicotti, noti in ambito internazionale come fenomeno di icing, hanno appesantito i conduttori di energia creando dei contatti, che hanno fatto scattare le linee”. Sarebbe colpa, quindi, della neve particolarmente “bagnata” che è caduta il 6 febbraio, se, secondo le multiutility, si sono verificati i black out che hanno interessato l’Emilia Romagna, isolando interi Comuni soprattutto nelle aree appenniniche tra Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma. E se per ripristinare la corrente elettrica ci sono voluti, in alcune zone, anche diversi giorni. “La neve bagnata – allarga le braccia Gianluigi Fioriti, responsabile Infrastrutture e Reti di Enel Italia, convocato in Regione Emilia Romagna assieme ai vertici della altre aziende proprio per riferire delle interruzioni di energia – è la principale causa di black out invernali in tutto il mondo”.

Una spiegazione che però non convince il consiglio regionale, né tantomeno i sindaci dei territori innevati, pronti a intraprendere azioni legali contro l’operato di Enel, l’azienda più significativa in termini di clienti, e quindi di guasti. “L’unico aspetto straordinario dell’evento meteorologico che ha colpito l’Emilia – critica la consigliera Democratica Silvia Prodi – sono le conseguenze che ha provocato, decisamente devastanti”. Di neve umida, infatti, proprio Enel parlava già nel 2012 in una relazione presentata in Senato, come anche della possibile formazione di “manicotti” sulle linee elettriche. “Per di più – sottolinea Igor Taruffi di Sel –  sempre l’ente rimarcava la necessità di mantenere, in caso di tali precipitazioni nevose, un diretto rapporto con i sindaci. Cosa che evidentemente in questo caso non è stato fatto”. Caduti i primi centimetri di neve, che hanno paralizzato le strade e interrotto la corrente elettrica in diverse aree della regione, infatti, “per gli amministratori comunali contattare Enel era impossibile. Non rispondeva al telefono. Una situazione inaccettabile, anche perché che d’inverno al Nord nevichi mi sembra piuttosto normale, e quel particolare evento, poi, era già stato anticipato dall’Arpa”.

Accuse respinte in toto dalle multiutility, che da un lato rivendicano di aver ripristinato “in tempi abbastanza rapidi” la corrente elettrica, anche se le ultime aree rimaste senza luce sono state ricollegate il 10 febbraio, e dall’altro sostengono di aver risposto alle telefonate dei sindaci, sebbene, sempre secondo Prodi, “Enel sia stata irreperibile fino alle 18 di sabato, tanto che persino il prefetto di Reggio Emilia si è trovato costretto a chiamare il numero verde”.

Anche i danni causati dai black out, fa comunque sapere la Regione, saranno conteggiati assieme a quelli provocati dal maltempo, 270 milioni di euro secondo una stima della Regione, tra neve, mareggiate e alluvioni che hanno messo in ginocchio l’Emilia Romagna. Se per l’assessore alla Protezione Civile l’evento è stato “straordinario”, “qualora lo stato di emergenza dovesse venirci riconosciuto provvederemo a una puntuale conta dei danni, e ci porremo al fianco di sindaci e cittadini nel caso in cui si rendano necessarie azioni comuni”. A partire dai rimborsi automatici in bolletta previsti dall’Autorità per l’energia in caso di interruzione non preannunciata di corrente elettrica, che allo stato attuale escluderebbero buona parte dei Comuni appenninici. La delibera dell’authority, infatti, stabilisce che gli indennizzi siano erogati ai Comuni con bassa concentrazione abitativa (meno di 5.000 abitanti) dopo 16 ore di interruzione del servizio non preannunciata, che scendono a 12 per i Comuni con una popolazione compresa tra i 5.000 e i 50.000 abitanti, e a 8 ore per le città con più di 50.000 abitanti. “Considerato che molti Comuni rimasti al buio sono in montagna, e quindi hanno meno di 5.000 abitanti, e che in diversi casi il ripristino è avvenuto entro 16 ore, per tutte quelle aziende e famiglie non è previsto rimborso”, calcola Giulia Gibertoni, del Movimento 5 Stelle. “Se gli indennizzi – risponde Gazzolo – dovessero dimostrarsi iniqui valuteremo ulteriori rimborsi per arrivare a coprire il 100% del danno. Entro qualche mese avremo una stima precisa”.