Ora lo dice anche il presidente del Consiglio: in Libia “ci vuole una missione più forte dell’Onu“, spiega Matteo Renzi al Tg1 e “l’Italia è pronta nella missione Onu a fare la nostra parte per difendere un’idea di libertà e anche di diritti”. Una presa di posizione che segue quanto già anticipato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che oggi, per quelle dichiarazioni, ha ricevuto minacce dalla radio dello Stato islamico che ha sede a Mosul. “Noi – ha aggiunto il presidente del Consiglio – abbiamo detto all’Europa e alla comunità internazionale che è ora di farla finita di dormire, che in Libia sta accadendo qualcosa di molto grave e che non è che siccome noi siamo i primi, i più vicini, quelli che raccolgono i barconi, tutti i problemi possono essere lasciati a noi”.

La necessità di inviare una missione internazionale di pace, anche se si raggiungesse un accordo ai negoziati in corso tra Ginevra e Ghadames, era stata esplicitata il mese scorso dall’inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon. In queste ultime ore Gentiloni ha ripetuto che “la Libia deve diventare una priorità e l’Italia ha la responsabilità di sollecitare questa priorità davanti alla comunità internazionale”. “L’Italia deve fare la sua parte nella cornice Onu”, ha detto ancora il ministro. A lui si aggiunge il ministro dell’Interno Angelino Alfano: la Libia “deve essere una priorità assoluta, per tutta la comunità internazionale. O si spegne l’incendio o le fiamme possono divampare con rischi gravi per tutti” ha dichiarato Rai News 24.

La crisi della Libia è centrale per il governo non solo per questioni di sicurezza, ma anche per l’aspetto legato all’immigrazione. Nel giorno in cui sono morte altre 330 persone e erano ricominciate le polemiche politiche, era stato infatti proprio Renzi a liberare il campo. A chi chiedeva di abbandonare la missione europea Triton – ritenuta insufficiente per salvare i migranti nei viaggi della speranza verso l’Italia – per tornare a Mare Nostrum (la cui gestione era tutta italiana), il presidente del Consiglio aveva risposto: “Il problema non è Mare Nostrum o Triton, si può chiedere all’Europa di fare di più e domani lo farò, ma il punto politico è risolvere il problema in Libia, dove la situazione è fuori controllo”. Concetto ribadito nei giorni successivi anche durante il consiglio europeo, con i capi di Stato e di governo degli altri Paesi dell’Ue: “C’è un’emergenza Libia. L’Italia è pronta a fare ancora di più. Ma quella libica a fianco a quella ucraina è un’emergenza europea”. E da subito aveva spiegato che l’Italia “è pronta a fare la sua parte”.