Lo confesso, quando ho visto sul palco quella sorta di Jack White che, a bordo di una DeLorean scassata, ci proiettava di nuovo negli anni 80, un po’ come Voce di Lara Fabian, gli anni 80 sbagliati, quelli brutti, andando a fare una versione alla Yngwie Malmsteen di E lucean le stelle, ho pensato che finalmente Carlo Conti avesse azzeccato un comico. Me ne sono compiaciuto, lo ammetto, perché in fondo Carlo Conti mi sta simpatico, e vedere che su quel fronte ne ha azzeccate ancora meno che nel mettere su il cast di cantanti, tenendo conto che ha lasciato a casa gente come Cirilli o Frassica (è una battuta, questa, tipo quella di ieri su Giletti), mi aveva intristito. Finalmente ha scovato un comico vero, mi sono detto, mentre dopo aver infilato una quantità incredibile, e inutile, di note si metteva a cantare in puro stile Il Volo.
Facce ride, aò.

Quando poi il Jack White in questione, da qui in poi Jimmy il Fenomeno, è stato introdotto come qualcosa di unico, pronto a conquistare il mondo mi sono ripetuto, cavoli, non solo Carlo Conti ha azzeccato un comico, sconosciuto (del resto, chi è Angelo Pintus, o chi sono i Boiler?), ma riesce addirittura a fargli da spalla senza ridacchiare imbarazzato alle sue stesse battute.

Ho riso, e mi sono goduto le cover. Goduto, ci siamo capiti, ho seguito le cover con interesse. Interesse, ho seguito le cover. Cover.
Alcune meritevolissime, come quella di Nek, vincitrice, perché Nek è il vero vincitore morale del Festival, tocca dirlo, rinato e primo in grado di inventarsi un revival degli anni 90 (che doveva essere poi il leitmotiv di questo Sanremo), quella di Irene Grandi, quella di Raf, non fosse altro che per il look del nostro, quella di Annalisa, gigantesca, quella di Fragola, sul quale faccio un mea culpa, almeno in questa occasione, quella di Malika, trattenuta ma intensa, e quella commoventissima di Masini. Nel mentre ho continuato a pensare a Jimmy il Fenomeno, continuando a dirmi, hai capito Carletto nostro, finalmente un jolly.

Poi è salito sul palco Massimo Ferrero, er Viperetta, il presidente della squadra con la maglietta da ciclisti. Io tifo Genoa, per scelta, e la comparsa di uno come Ferrero è paraganabile solo all’espugnazione dell’Anfield Road, ai tempi di Pato Aguilera. Vederlo lì, in balia di se stesso, mi ha commosso ancor più di quanto non riuscirà poi Masini col suo sentito omaggio a Francesco Nuti. In questo caso, vedere Conti perdere il controllo è stato liberatorio: è un uomo pure lui, sa cos’è la paura, l’imbarazzo, il senso del ridicolo.

Poi è salita sul palco anche Arisa, cui gli antidolorifici non fanno bene, o fanno benissimo, a seconda di come la si vuol vedere, e a quel punto ho detto a voce alta, sorprendendo mia moglie, intenta a votare per Il Volo, temo col mio cellulare, e in caso ci terrei a dire ai signori che gestiscono la App in questione che se mai dovessero pensare che sono io, il titolare di quel numero, ad aver votato per loro, no, si tratta solo di un errore fatale. Comunque, dicevo, a questo punto ho detto a voce alta: 10 a Carlo Conti. Prima Jimmy il Fenomeno, poi Ferrero e infine Arisa, ce l’abbiamo fatta. Pazienza che nel mezzo ci abbia infilato il momento più basso del Festival, Luca e Paolo che si credono Charlie Hebdo e decidono di fare un pezzo politicamente scorretto andando a cantare l’ipocrisia di chi piange i morti e dando del Ciccione a Francesco Di Giacomo, Jimmy il Fenomeno è un jolly tale da farci passare in cavalleria anche una cosa triste come quella.

Poi però Jimmy il Fenomeno è tornato sul palco. E Carlo Conti ha continuato a parlarne seriamente, e la gente, in sala, l’ha applaudito come se non fosse un comico, ma una cosa seria. Carlo Conti ha parlato di Jimmy come di una cosa unica, di un ragazzo di 27 anni capace non solo di suonare così la chitarra, e per così intendeva quel modo lì, lo stesso che negli anni 80, sempre loro, riempiva di imbarazzo chiunque fosse dotato di un minimo di buon gusto, ma che era anche in grado di esibirsi nel bel canto. Quindi ho realizzato che era tutto vero. Niente comico. Niente facce ride aò. Tutto vero.

Per Carlo Conti Jimmy il Fenomeno è davvero Jimmy il Fenomeno, non tipo il tizio che va alla Corrida e esegue una canzone di Massimo Ranieri facendo pernacchie appoggiandosi una mano sotto l’ascella, ma proprio come un fenomeno del mondo della musica. Del resto, lui, Carlo Conti, è quello dei Migliori anni della nostra vita, sorta di revival alla Notte prima degli esami fatto show, solo molto meno intrigante e molto più melenso. Gli anni 80 sono qualcosa che ci ha segnato, è vero, ma non è che uno deve necessariamente star lì a passarci le dita sulle cicatrici.

Quindi, cercando di trovare online la stessa roba che ha assunto, spero, Er Viperetta prima di salire sul palco, mi sono premurato di scrivere queste righe, nella speranza che quanti di voi abbiano creduto che in effetti Federico Paciotti sia un grande artista che di qui a breve conquisterà il mondo (questo magari può anche capitare, se è capitato a Il Volo e a Lara Fabian… vabbe’, ci siamo capiti) si ricredano.

Federico Paciotti, Jack White de noantri, Jimmy il Fenomeno, è l’ex chitarrista dei Gazosa, band di bambini messa su negli anni 90, quelli di Tu Tu Tu Mi Piaci Tu. Roba della Caselli, tanto di cappello, che però, fortunatamente, rispetto a tutta l’altra roba della Caselli è durata niente, senza lasciare tracce. Sì, il chitarrista dei Gazosa, ripeto. Quanti di voi ieri si sono detti, cavoli che Fenomeno, senza apporre il nome Jimmy al tutto, lo sappiano, il tizio che suona la chitarra come fossimo in un video degli Europe, che canta come fosse uno scartato al provino per Canto una canzone, è in realtà quel che resta dei Gazosa. Come se la nuova Mariah Carey fosse una ex Lollipop.
Mio Dio.

PS
Solito angolo Nesli, colui per cui si fa il tifo da queste parti. Detto en passant, la sua Mare Mare mi è piaciuta. Mi piaceva l’originale, e mi piace come l’ha fatta sua, inserendoci i versi del suo brano più sentito, La fine. Un’altra prima volta, per il nostro, quella come interprete. Questo il suo sms giornaliero di ieri:

“Ciao Michele, giornate intense! Non so nemmeno che giorno sia, si dorme poco e si parla un casino, mai parlato tanto nella mia vita. Oggi prove cover e stasera il mio debutto da interprete… prepara un cocktail con ombrellino che stasera c’è Mare Mare! Passo e chiudo. Nesli”

Ancora un volta, in bocca al lupo, compaesano.

PPS
Dicono che gli Spandau Ballet, ospiti della serata, dopo aver sentito Jimmy il Fenomeno e l’interpretazione così spietatamente anni ottanta della Fabian abbiano rincorso per tutti i camerini Ferrero e Arisa, riuscendo infine a estorcere il nome del loro fornitore ufficiale della serata. Loro che negli anni 80 hanno fatto sfaceli, gli anni 80 reali, non ce la potevano fare a superare una serata così, altrimenti.