Spettacolo e mattone. Possibilmente abbinati. La strategia di Dalian Wanda, il conglomerato con sede a Pechino che ha rilevato il pacchetto di maggioranza di Infront e quindi i diritti tv del campionato di calcio italiano, ruota attorno a questo perno. I risultati del 2014: 40 miliardi di dollari di fatturato. L’acquisto simbolo di questo modello di business è stato nel 2012 quello Amc Entertainment, la seconda catena di cinema negli Stati Uniti e Canada per 2,6 miliardi di dollari: il cinema edificio e il cinema prodotto culturale, un nesso virtuoso ma anche la capacità di diversificare tra materiale e immateriale.

Oggi, a livello mondiale, Dalian Wanda controlla la più grande catena di cinema, calcolando il numero di schermi, e la seconda società di immobili commerciali, sommando i metri quadri di megastore, uffici e alberghi di lusso gestiti dal gruppo: 93,5 milioni. Al comando c’è il 60enne Wang Jianlin, che a seconda delle classifiche è considerato il primo, il secondo o il terzo uomo più ricco di Cina: 13 miliardi di dollari di patrimonio personale a fine 2014; ma dopo un paio di Ipo che hanno riguardato aziende controllate, a gennaio, la sua ricchezza stimata si aggirerebbe ora sui 28,6 miliardi.

Anche il calcio è spettacolo. Di recente Dalian Wanda ha comprato a Madrid lo storico Edificio España e già che c’era, il 20 per cento dell’Atletico. Il flirt con la Liga dura da tempo: Wang è un grande appassionato di football e in passato ha sponsorizzato Valencia Villareal e lo stesso club dei Colchoneros affinché consentissero a “promesse” cinesi di allenarsi nei propri settori giovanili. Il training iberico, di cui beneficiano trenta giovani per tre anni, fa parte di “China’s Future Football Stars”: 200 milioni di renminbi (28 milioni di euro) d’investimento, nel più grande progetto di sport giovanile da quando esiste la Repubblica Popolare.

In Italia, dopo indiscrezioni che parlavano di un interessamento per la Roma, si dice che il gruppo punti ora al Milan, per la speranza di decine milioni di tifosi sparsi per il mondo (Cina compresa, dove il club rossonero è secondo in popolarità solo al Real Madrid) ed esasperati dalla proprietà attuale. Dalle dichiarazioni di questi giorni si capisce che, con l’acquisto di Infront, Dalian Wanda intende soprattutto portare più eventi di livello mondiale in Cina e, viceversa, più Cina nel bel mondo del professionismo sportivo occidentale. Sarà un caso, ma per organizzare manifestazioni degne di questo nome ci vogliono poi stadi, piste e palazzetti dello sport. Mattone e cemento, ancora.

Una strategia a tutto tondo, dunque, con un occhio anche al prestigio politico: se, sull’onda del business, Wang e il suo gruppo sapranno trainare tutto lo sport cinese, calerà poi dal cielo anche la gratitudine imperitura della leadership, da anni alla ricerca di soft power nel mondo e a caccia di successi sportivi per fomentare l’orgoglio nazionale. Ma il potere, a Wang, già non manca: a fine 2013 circolò voce che l’agenzia Bloomberg, per quieto vivere, avesse bloccato poco prima della pubblicazione un’inchiesta che riguardava i suoi rapporti con le altissime sfere della leadership cinese.

Dalian Wanda e l’operazione Infront sono la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio. Complici difficoltà a quotarsi sui mercati azionari cinesi, la svalutazione dell’euro e la depressione dell’economia europea, i capitali cinesi puntano sempre più al nostro continente. Gli investimenti in uscita dalla Cina sono aumentati del 10 per cento l’anno scorso, raggiungendo quasi 57 miliardi di dollari, e le offerte in Europa sono state ben 82.

di Gabriele Battaglia