Quei 20 chili di esplosivo che il 2 agosto 1980 fecero saltare in aria la stazione di Bologna provocando 85 morti e 200 feriti non c’entrano niente con il terrorismo palestinese, né tanto meno con il gruppo del terrorista venezuelano Carlos. Per la giustizia italiana gli unici colpevoli per la strage rimangono i terroristi neri Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Il giudice per le indagini preliminari di Bologna Bruno Giangiacomo ha infatti archiviato definitivamente le indagini a carico degli ex terroristi rossi tedeschi, Thomas Kram e Margot Christha Frohlich che erano finiti indagati dalla Procura nel filone della cosiddetta pista palestinese.

Secondo questa ipotesi – venuta a galla anni fa dai lavori della Commissione Mitrokhin e sostenuta in particolare da esponenti politici del centrodestra – la strage sarebbe stata concepita dopo la violazione, da parte dello Stato italiano, del cosiddetto Lodo Moro: si tratta di quegli accordi segreti, mai dimostrati, tra i nostri servizi di sicurezza e le organizzazioni palestinesi e in particolare il Fplp, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina. In base al quale, in cambio di controlli meno serrati sul passaggio in Italia di armi dei palestinesi, questi non avrebbero fatto attentati nel nostro Paese. Secondo i sostenitori della pista ‘palestinese’, la strage di Bologna fu quindi una vendetta per l’arresto nel 1979 del capo dell’Fplp in Italia, Abu Anzeh Saleh proprio a Bologna e per la sua condanna per detenzione di armi decretata nel gennaio 1980 da un tribunale italiano.

Ma secondo il giudice Giangiacomo la tesi della ritorsione non regge perché, ammesso (e non concesso) che vi fosse un “lodo”, la ritorsione sarebbe stata completamente fuori misura. Ci sarebbe stata una “manifesta sproporzione di un atto terroristico con 85 morti” eseguito dai palestinesi “rispetto all’arresto di un dirigente non di primo piano come Saleh e al sequestro di due missili”. Peraltro, ragiona il giudice, che interesse avrebbero avuto i palestinesi a commettere una simile strage “all’interno della stazione ferroviaria di una grande città italiana”? Il fatto “avrebbe pregiudicato irrimediabilmente le relazioni internazionali del movimento palestinese”.

A far escludere legami tra la strage e i palestinesi, secondo il giudice c’è poi l’incompatibilità degli esplosivi usati dai palestinesi con quello del 2 agosto. C’è poi il fatto che il terrorista Carlos lavorò coi palestinesi del Fplp solo fino al 1976 e comunque anche l’esplosivo usato nei suoi attentati è incompatibile con quello di Bologna. Ma per i sostenitori della pista palestinese, il presunto legame di Carlos (e in conseguenza del Fplp) con la strage era la presenza a Bologna il 2 agosto della ex terrorista Frohlich, appartenente al suo gruppo. Una presenza in città che però fu raccontata solo ed esclusivamente da un cameriere di un hotel di Bologna, con problemi psichiatrici e da tutti ritenuto inattendibile. Il cameriere giurò infatti di avere visto la Frohlich a Bologna il 2 agosto andare verso la stazione con una grossa valigia e tornare euforica dopo l’esplosione.

Più carica di stranezze, secondo il gip, la posizione di Kram, condannato in passato in patria per avere fatto parte delle Cellule rivoluzionarie. Premesso che nel suo caso l’appartenenza al gruppo di Carlos non è provata, al contrario di Frohlich Kram era presente davvero a Bologna la notte tra l’1 e il 2 agosto 1980. L’uomo, che secondo i pm era esperto di esplosivi e di contraffazione dei documenti, arriva in Italia per vedere una donna. Dopo essere stato fermato a Chiasso per un controllo doganale, al suo arrivo sotto le Due Torri la sera del primo agosto lascia i documenti con le sue vere generalità per la registrazione in albergo. La mattina della strage, Kram lascia l’albergo e poi, ha raccontato lui stesso, va a Firenze, per ricomparire il 5 agosto a Berlino. Secondo il gip, le dichiarazioni di Kram ai pm bolognesi non danno una risposta specifica alla sua “singolare presenza” in città quel giorno (“Mi trovavo nel posto sbagliato all’ora sbagliata”, ha detto Kram ai pm). Il suo silenzio di fronte alle domande – secondo il gip – “non marca un’estraneità netta dell’indagato rispetto a un così grave fatto criminale”. Anche se poi il giudice riconosce che da indagato Kram poteva avvalersi della facoltà di non rispondere. E comunque non ci sono, secondo il gip, collegamenti dimostrabili tra la sua presenza a Bologna e la strage. Dunque si archivi.

Infine il gip ha rigettato la richiesta dell’avvocato Gabriele Bordoni di risentire Carlos. La richiesta, secondo il giudice, “è priva di fondamento o di ragionevole utilità” perché il terrorista venezuelano in carcere in Francia “è una fonte dichiarativa esaurita nella sua funzione, questo dice e questo ha detto e non si può pretendere di più, perché probabilmente di più non sa.