Una boccata d’ossigeno insperata, un’occasione unica, forse l’ultima per il presidente della Consob Giuseppe Vegas che tra poche ore prenderà la parola in un’audizione a Camere riunite. Dopo mesi di gelo con palazzo Chigi, rumors insistenti davano ormai per imminente l’annuncio di una riforma radicale della Commissione, addirittura di un suo possibile azzeramento, ponendo la vigilanza dei mercati e delle società quotate sotto l’egida della Banca d’Italia. Tempi duri per un uomo abituato a fare il bello e il cattivo tempo, a nominare chi gli pareva dove gli pareva in spregio ad ogni regola e anche a dismettere i panni dell’arbitro per dare la mano a uno dei giocatori in campo, come capitato nella vicenda Unipol Fonsai.

Ma la ruota gira e oggi Vegas è sicuramente di buon umore perché sente di avere le carte giuste in mano e – ciò che più importa – di poter contare su una congiunzione politico-astrale favorevole: il patto del Nazareno è saltato e i suoi ex compagni di partito (Forza Italia) promettono opposizione dura assieme alla Lega. Se a questo si aggiungono le aspre polemiche che hanno accompagnato i formidabili rialzi dei titoli delle banche popolari scattati prima ancora che il governo annunciasse il decreto per trasformarle in società per azioni, il quadro è quasi completo. La claque dei parlamentari amici potrà utilmente aggiungersi alle proteste dei 5 Stelle e di quanti da giorni chiedono chiarezza sulle speculazioni borsistiche che – si sospetta – possono aver preso il via da ambienti vicino al governo. Da settimane i principali indiziati sono amici e finanziatori del premier, come il finanziere Davide Serra, e altri vicini alla compagine governativa, tanto più che una delle banche che ha registrato i maggiori rialzi è proprio la Popolare dell’Etruria e del Lazio di cui è vicepresidente il padre del ministro Maria Elena Boschi.

La Consob ha subito avviato i primi accertamenti, individuando gli intermediari che in quei giorni sono stati al centro di un’operatività anomala e tra poche ore, appunto, Vegas riferirà alle Camere. In verità nel corso dell’audizione non potrà dire molto, vuoi per ragioni di segreto istruttorio, vuoi per il fatto che la maggior parte degli ordini provenivano dall’estero e non sarà così semplice ricostruirne percorso, mandanti e beneficiari. Probabilmente a far sorridere Vegas è proprio il profumo di scandalo che emana tutta la vicenda: ad accertamenti in corso (che presumibilmente dureranno mesi), una mossa di Palazzo Chigi sulla Commissione avrebbe il sapore della ritorsione, della vendetta, e contribuirebbe a ingigantire lo scandalo e a fare di Vegas un’incolpevole vittima. E il sorriso si fa ghigno nella consapevolezza di poter vincere la partita con una coppia di otto, perché difficilmente prove provate dell’eventuale insider trading potranno essere trovate, ammesso e non concesso che riguardi ambienti vicini al governo. E da questa vicenda Renzi rischia di uscirne doppiamente scornato, perché è molto difficile che la riforma delle popolari vada in porto così come è stata scritta.