Avevano “dimenticato” di comunicare all’Inps la loro nuova occupazione all’estero o, nel peggiore dei casi, avevano presentato false dichiarazioni che attestavano l’assenza di altri rapporti di lavoro. Così 36 piloti, alle dipendenze di compagnie aeree straniere e con stipendi tra i 13 e i 15mila euro, continuavano a percepire gli ammortizzatori sociali: una cifra compresa tra i 3mila e i 7mila euro al mese, moltiplicata per sette anni. Una frode costata oltre 7,5 milioni di euro all’ente previdenziale italiano.

Le indagini dei finanzieri del comando provinciale di Roma  sono partite “seguendo la scia” di un pilota in cassa integrazione che lavorava presso una scuola di volo della Capitale. Poi si sono estese a macchia d’olio coinvolgendo altri piloti, individuati grazie all’incrocio dei dati forniti dall’Inps con le informazioni rese disponibili dalle compagnie straniere facenti scalo in Italia. In tutto la finanza sta valutando complessivamente la posizione di circa un migliaio di persone.

Dagli accertamenti delle Fiamme gialle del gruppo di Fiumicino, svolti in collaborazione con la Direzione regionale Lazio dell’Inps, è emerso che, oltre alle indennità erogate dalla Cassa integrazione guadagni straordinari e dal Fondo Trasporti aereo e mobilità – pari all’80% della retribuzione riferita agli ultimi 12 mesi di lavoro) – i piloti percepivano dalle compagnie straniere stipendi oscillanti tra i 13 ed i 15mila euro mensili, a seconda dell’esperienza maturata e delle abilitazioni possedute, oltre a altri fringe benefit, consistenti nelle spese alloggiative e nelle rette di iscrizione dei figli a scuola.

L’Inps – che sta continuando a cooperare nelle indagini – ha subito sospeso l’erogazione delle somme e avviato le procedure per il recupero degli importi indebitamente percepiti. I piloti, oltre a dover restituire quanto percepito indebitamente all’Istituto di previdenza, sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria ed alla Corte dei Conti, con la quale dovranno vedersela per gli ingenti danni arrecati all’erario.

Le Fiamme gialle, inoltre, hanno anche individuato una colossale evasione dell’’imposta sul lusso‘, introdotta nel 2012 dal decreto Monti sui voli degli “Aerotaxi”. Le somme, pagate dai passeggeri, restavano nelle “tasche” dei vettori che sistematicamente “dimenticavano” di girarle al Fisco. Da una prima ricostruzione, solo sullo scalo di Ciampino, sono già emerse violazioni a carico di 20 società di aerotaxi per un importo totale di euro 1,2 milioni.