Sono sotto inchiesta i quattro medici che hanno curato Ernesto Biancolino, morto all’ospedale “San Giovanni Bosco” di Napoli perché, secondo la famiglia, è stato lasciato al freddo. Il chirurgo, i due rianimatori e l’internista sono stati identificati e hanno ricevuto gli avvisi di garanzia dal pm della Procura di Napoli, Anna Franca. Secondo l’accusa il 35enne, ricoverato per una semplice bronchite, è stato abbandonato per due giorni su una barella accanto a un condizionatore guasto e a una finestra rotta, da cui entrava pioggia. E il decesso, avvenuto il 2 febbraio, sarebbe stato causato proprio dalle precarie condizioni dell’ambiente ospedaliero. “Al di là delle cause che emergeranno – ha dichiarato il legale della famiglia, Angelo Pisani –  è allucinante il modo in cui il paziente è stato trattato”. L’avvocato ha poi sottolineato che al San Giovanni Bosco “manca il triage”, cioè la valutazione di gravità dei pazienti in arrivo, “che vengono smistati da una guardia giurata…”.

Il direttore sanitario dell’ospedale, Vito Rago, nominato il 5 febbraio, ha smentito la circostanza del condizionatore guasto: “Funziona, l’ho constatato personalmente – ha scritto nella relazione inviata al Direttore generale della Asl Napoli 1 Centro, Ernesto Esposito – in ogni caso, non si può imputare ad uno spiffero d’aria la morte di un paziente avvenuta nell’arco di 72 ore. Appare evidente che una corrente d’aria, presunta, non può certamente essere considerata quale causa scatenante una sintomatologia di tale complessità e che dovremmo soffermarci maggiormente sulla severa granulocitopenia (provocata probabilmente da assunzione protratta e massiva del farmaco Depakin) presente già al momento del ricovero in Pronto soccorso”. Rago non ha commentato il fatto che, come ha denunciato il padre Vincenzo Biancolino, la finestra fosse rotta e chiusa con dei cartoni.

Secondo quanto riportato sulla cartella clinica l’uomo, alto e di corporatura robusta, è morto per “arresto cardiaco ed insufficienza respiratoria”. “C’era un pneumotorace spontaneo destro – si legge nella relazione del direttore sanitario – e l’opacamento del polmone sinistro. Al paziente, che già all’arrivo in ospedale manifestava un quadro di insufficienza respiratoria, è stato praticato un drenaggio del polmone insufficiente. Ritengo che all’origine del decesso vi siano delle patologie associate“.  L’autopsia potrebbe essere eseguita il 9 febbraio al Policlinico della Federico II, dove è stata trasferita la salma.