Il mondo dei quanti può essere un prezioso alleato per i medici. Anche in sala operatoria, dove può guidare la mano dei chirurghi. Un team di scienziati italiani, coordinati da Riccardo Faccini, dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), ha messo a punto un’innovativa tecnica di chirurgia oncologica radioguidata, che sfrutta le proprietà dell’elusivo mondo delle particelle elementari. “È una metodica per il trattamento di tumori cerebrali, come meningiomi e gliomi di alto grado”, si legge nello studio, appena pubblicato sulla rivista “The Journal of Nuclear Medicine”. “Una ricerca multidisciplinare – sottolinea Faccini -, che vede la collaborazione di fisici, ingegneri, medici nucleari, oncologi e chirurghi, tutti sullo stesso piano”.

Ma in cosa consiste questa nuova metodica? “La chirurgia radioguidata – si legge in una nota congiunta della Sapienza e dell’Infn – è una tecnica che mira all’identificazione di residui tumorali per permettere una loro completa asportazione in sede operatoria”. In pratica, al paziente viene iniettata una sostanza radioattiva, un radiofarmaco, che si lega alle cellule tumorali. In questo modo il chirurgo, attraverso dispositivi che captano la radiazione emessa dai tessuti, può individuare quelli colpiti e asportarli selettivamente. La tecnica ha, però, una grossa limitazione rappresentata dall’uso, finora esclusivo, di sostanze che emettono raggi gamma. Queste radiazioni, molto penetranti, rappresentano, infatti, un rischio per il personale medico, che può essere esposto a dosi elevate. Inoltre, in alcuni tipi di tumori, come quelli addominali, cerebrali e pediatrici, possono essere captate anche dai tessuti sani circostanti, ingannando cosi il chirurgo.

La novità dello studio appena pubblicato è l’utilizzo di elettroni (in particolare, radiazioni beta negative) al posto dei raggi gamma. “Il vantaggio – spiega Faccini – è che gli elettroni hanno una capacità penetrante ridotta rispetto ai fotoni gamma. In questo modo, possiamo evitare il problema della contaminazione da parte di organi sani e, inoltre, limitare significativamente la radioattività assorbita dal personale”. I primi risultati, relativi alla sensibilità della nuova tecnica su alcuni tumori cerebrali, sono positivi.“Lo studio – aggiunge Faccini – si è concentrato finora sulla valutazione, a partire da immagini diagnostiche, della capacità dei tumori e dei tessuti sani limitrofi di captare il radiofarmaco”.

I ricercatori, che hanno già depositato un brevetto, sono adesso in attesa delle ultime approvazioni, per poter cominciare i primi test preclinici su campioni prelevati durante operazioni chirurgiche di meningiomi. Le applicazioni potrebbero essere numerose. Come diceva uno dei padri della meccanica quantistica, Max Planck, “il ruolo dell’infinitamente piccolo, è infinitamente grande”.

L’abstract dello studio su The Journal of Nuclear Medicine