Il cadavere di uomo è stato ritrovato a bordo della Norman Atlantic, il traghetto della compagnia Anek Lines andato a fuoco all’alba del 28 dicembre al largo delle coste greche mentre navigava verso Ancona con circa 500 passeggeri a bordo.  Lo hanno notato i vigili del fuoco, gli uomini della Capitaneria di Porto di Bari e i carabinieri del Sis mentre setacciavano la pancia della nave ormeggiata nel porto di Brindisi. Era a bordo di un tir parcheggiato sul ponte 4, quello dove probabilmente si è sviluppato l’incendio. Sale così a dieci il numero delle vittime del rogo e scende a 18 il numero dei dispersi.

Il corpo carbonizzato è stato recuperato dopo l’arrivo dei pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano e trasportato a Bari, dove i medici legali nominati dalla Procura, Francesco Introna e Biagio Solarino, svolgeranno le operazioni necessarie all’identificazione e procederanno all’esame autoptico per accertare le cause del decesso. Un lavoro reso complicato dalle condizioni del cadavere e che richiederà tempi lunghi poiché bisognerà procedere al test del dna. Si tratta della prima vittima rinvenuta a bordo della Norman Atlantic e il luogo del ritrovamento potrebbe non essere secondario per il prosieguo delle indagini. Non è consentito infatti rimanere a bordo degli automezzi durante la navigazione. Ma già nei giorni successivi alla tragedia la nipote di un camionista greco, Vasilis Tamis, arrivata a Brindisi per chiedere che continuassero le ricerche aveva detto a IlFattoQuotidiano.it: “Mio zio dormiva in garage, ne sono certa. Aveva detto ad alcuni suoi colleghi che sarebbe andato a riposare sul suo tir”.

Un racconto, quello legato alla presenza di camionisti all’interno dei tir, che anche altri testimoni avevano confermato una volta tratti in salvo. Un loro collega, Marios Orfeas Moravicki, aveva affermato a IlFattoQuotidiano.it che molti autotrasportatori gli avevano “detto che avrebbero riposato nei loro mezzi, non so quanti siano riusciti a salvarsi”. E infatti gli inquirenti non escludono che ci siano sul traghetto altre vittime del rogo, per il quale sono attualmente indagate per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e lesioni il comandante Argilio Giacomazzi, l’armatore Carlo Visentini, i rappresentanti legali della Anek e due membri dell’equipaggio.

Prosegue, intanto, l’analisi delle scatole nere da parte dei tecnici incaricati dai pm che a breve potrebbero anche chiedere una perizia specifica per capire se i mitili che ostruivano in parte i bocchettoni di aspirazione dell’acqua marina sono di recente formazione o meno e quindi se hanno eventualmente influito sul malfunzionamento dell’impianto antincendio del traghetto. L’eventuale cattiva manutenzione, infatti, potrebbe aver compromesso – almeno parzialmente – il sistema di sicurezza che si attiva in caso di emergenze.