Succede in Parlamento e si commenta in rete. Mentre i 1009 grandi elettori sono impegnati a Roma ad eleggere il Capo dello Stato, i commenti sono su Twitter e Facebook. Quasi 30mila i Tweet in rete con l’hashtag #Quirinale2015. Ma non solo: chi twitta la parola “Prodi”, a fianco spesso scrive anche “Pippo Civati”. Oppure chi twitta “Renzi”, poi scrive anche “Machiavelli”. La società Quaerys, in collaborazione con gli studenti dell’Università di Torino guidati dai professori Giuseppe Tipaldo, Matteo Pisciotta, Cristopher Cepernich e Marinella Belluati, analizzerà in questi giorni di votazioni i dati per ilfattoquotidiano.it. “Abbiamo iniziato”, spiegano, “ad archiviare tweet-dati sull’elezione del Presidente della Repubblica quando ancora la soglia d’attenzione di media e opinione pubblica non aveva raggiunto i livelli di questi ultimi giorni. Possiamo così mettere a disposizione un buon numero di metriche di base, che continueremo ad aggiornare per l’intera durata dell’evento”.

La prima vera elezione social del Presidente della Repubblica (le ultime due hanno visto solo in nuce un interesse online) non ha deluso analisti dei dati, data journalist e smanettoni. L’universo semantico online associato al percorso politico che porterà un nuovo inquilino al Quirinale è attraversato
da tre tendenze marcatamente evidenti: l’idolo del momento, il conduttore televisivo Giancarlo Magalli, candidatura coagulatasi spontaneamente sul
web tra farsa e ironia, e ora assurta a critica (sempre col sorriso) dei giochi di palazzo; Sergio Mattarella, al momento “l’uomo solo al comando” di Renzi e del suo Pd; le quirinarie, ossia la consultazione online con cui il M5S ha sondato le preferenze della base rispetto al nome da proporre alle Camere riunite. Cominciamo con un dato generale, ancorché grezzo: il numero di tweet e retweet rispetto ai 3 temi appena menzionati. Nel corso della mattinata del 29 gennaio, gli argomenti prevalenti sono stati la consultazione interna al M5S (#PresidenteM5S) e #Mattarella, entrambi attorno ai 3000 tra tweet e retweet. Molto poco, invece, perMagalli che si ferma a 218. Il pomeriggio,mentre la prima elezione entrava nel vivo, si è registrato un complessivo incremento del traffico della twittersfera, sebbene con tassi decisamente diversi tra i tre temi. Magalli, mentre fuori dal Quirinale andava in scena il flash mob in suo onore, quintuplicava il volume di messaggi che lo riguardavano, mantenendo tuttavia invariata le distanza che fin dalla mattinata lo separava dagli altri argomenti. A tale proposito, il M5S deve il boom alla comunicazione degli esiti delle Quirinarie (per la cronaca, Imposimato primo, Prodi secondo e Di Matteo terzo), mentre per Mattarella l’aumento di visibilità sembra essere diretta conseguenza delle (presunte) controversie tra PD e Forza Italia attorno al suo nome.

Raccogliere migliaia di tweet è senz’altro utile, ma per ricostruire in modo attendibile lo scenario online è opportuno ragionare in termini di Network Analysis. In breve, si tratta di connettere tra loro migliaia di tweet, allo scopo, ad esempio, di visualizzare i rapporti tra i protagonisti più citati in merito e gli universi semantici che a ognuno di questi nodi sono associati. I dati inerenti al 29 gennaio ci consegnano questo quadro: Magalli è fortemente connesso all’autopromozione di sé. In altre parole, gli hashtag a lui più associati contengono al proprio interno il suo nome e/o la promozione della sua candidatura (#magallipresidente, #magalli, #magalliforpresident). L’unico altro candidato che compare, seppur di rado, nei tweet che discutono di Magalli è Mattarella, il nome proposto per il momento dal Pd. Infine, nei tweet della mattina, com’era facilmente prevedibile, tra i top hashtag sul conduttore de “I fatti vostri” ritroviamo quello del #flashmob convocato per il pomeriggio. Completamente diversa la mappa di associazioni semantiche di Mattarella, che risulta fortemente associato a un buon numero di altri attori di questa partita politica: innanzitutto Renzi e il Pd, ma anche il M5S, Amato, Prodi. Fuori dal PD, la connessione più solida è, significativamente, con Berlusconi, che al momento sembrerebbe non gradire la candidatura, sebbene i mediatori si siano già messi al lavoro. Infine, il M5S appare nettamente spaccato in tre universi semantici: il primo è l’hashtag di riferimento delle Quirinarie (#presidenteM5S), che raccoglie da solo il 73% del totale di tweet e retweet; il secondo è il riferimento al Movimento stesso, un tratto di autopromozione che il non-partito di Grillo condivide con Magalli (politica pop, direbbe qualcuno…); il terzo e ultimo gruppo raccoglie riferimenti piuttosto eterogenei tra loro, come i nomi di tre candidati (due, Bersani e Prodi, in lizza alle Quirinarie, l’altro è Mattarella) e riferimenti più generali alla democrazia e a Tsipras.

Giuseppe Tipaldo
Marinella Belluati
Cristopher Cepernich
Matteo Pisciotta
con il Team di lavoro Quaerys e Università di Torino