“Chiediamo a chi è abbonato fin dalla prima ora e a chi lo è diventato in seguito a rinnovarci la fiducia”. Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez scrivono ai lettori per invitarli ad aderire alla campagna abbonamenti del Fatto Quotidiano. L’offerta è disponibile per altri tre giorni, fino alla mezzanotte del 31 gennaio 2015

Cari amici, un altro anno è passato: il quinto in compagnia del Fatto Quotidiano. Pur con tutte le difficoltà, legate alla crisi economica e dell’editoria, siamo qui più vivi che mai, pronti ad affrontare un’altra stagione di informazione libera e indipendente.

Il merito è soprattutto vostro: di chi ci acquista in edicola, di chi si abbona (e per questo vi chiediamo di farlo di nuovo o per la prima volta), di chi ci segue sul sito.

Nei nostri recenti incontri in giro per l’Italia (altri ne organizzeremo nel 2015), abbiamo conosciuto molti lettori che ci dicevano: “Spesso ci domandiamo che cosa sapremmo, di vero, senza Il Fatto”. Un complimento (eccessivo) che ci inorgoglisce e ci carica di responsabilità. Un altro lettore ci ha commosso raccontandoci di suo figlio che ha potuto rimanere a studiare nel nostro Paese, anziché espatriare, anche grazie a una delle dieci borse di studio messe a disposizione dal nostro giornale. Un piccolo aiuto che abbiamo potuto offrire proprio grazie alla comunità degli abbonati.

Nel 2014, pur con tutti i nostri limiti ed errori, pensiamo di aver offerto un buon contributo di conoscenza sui fatti dell’Italia e del mondo. I nostri scoop hanno portato alle dimissioni della ministra indagata Nunzia De Girolamo, hanno indotto Matteo Renzi (onore al merito) a rinunciare al trucchetto della sua pensione privilegiata, hanno sventato la jattura dell’approdo di Donato Bruno – l’inquisito amico di Previti – alla Corte costituzionale. La nostra insistenza sul tema della criminalità organizzata, a cominciare dall’infinita trattativa Stato-mafia, ha trovato ottime ragioni nella testimonianza del presidente della Repubblica dinanzi alla Corte d’Assise di Palermo e ha fatto sentire un po’ meno soli i magistrati impegnati in quel processo, minacciati e addirittura condannati a morte nell’indifferenza generale.

La nostra campagna estiva per una riforma istituzionale davvero democratica, contro le tentazioni autoritarie dell’Italicum prima versione e della controriforma del Senato, che prevedevano ancora una volta un Parlamento di nominati e non di eletti dai cittadini, ha raccolto oltre 350mila firme e ha contribuito a frenare la corsa di quell’autobus impazzito e a far riflettere le forze politiche sulla necessità di restituirci il potere di scegliere i nostri rappresentanti (le firme le consegneremo alle alte cariche dello Stato non appena le Camere torneranno a votare sulla demolizione della Carta del 1946). Le nostre continue richieste e proposte su un serio sistema normativo anticorruzione, insieme al lavoro di alcune forze di opposizione parlamentare, hanno diffuso nell’opinione pubblica un virus positivo che, sia pur lentamente e contraddittoriamente, sta iniziando a contagiare anche il governo Renzi. Le nostre critiche al Patto del Nazareno con il noto pregiudicato, inizialmente annunciato per la legge elettorale e poi allargato come un sudario su tutto il Paese, hanno infilato un piccolo bastone fra le ruote di chi pensava di poter comandare senza controlli né contrappesi, anziché governare nel rispetto delle regole di una democrazia liberale. Le nostre sferzate al Movimento 5Stelle, che sembrava avvitato irrimediabilmente in una spirale autoreferenziale con sempre minor democrazia interna, hanno forse incoraggiato i vertici ad aprirsi, sia pure ancora troppo timidamente, al pluralismo con la scelta di cinque coordinatori e con il ritorno al confronto anche televisivo.

Sono, questi, soltanto alcuni esempi di come un giornale libero può aiutare la democrazia a funzionare un po’ meglio, facendo semplicemente il proprio dovere di informare. Anche in solitudine, contro l’imponente macchina della disinformazione al servizio di tutti i poteri (italiani ed europei, politici e finanziari, palesi e occulti). Continueremo a farlo nel 2015, che sarà un anno cruciale sia per Il Fatto, sia per l’Italia con l’addensarsi di appuntamenti decisivi: l’elezione del nuovo (stavolta lo speriamo davvero) presidente della Repubblica; i lavori parlamentari sulla legge elettorale e sulla riforma costituzionale; l’apertura di Expo a Milano; il primo tagliando annuale del governo Renzi; alcuni importantissimi processi alla classe dirigente e così via.

Sapete bene, cari lettori, che per farlo abbiamo bisogno di voi. Di voi che ci acquistate ogni giorno in edicola. Di voi che vi abbonate all’edizione di carta o a quella digitale in pdf, che si sta sviluppando grazie all’applicazione “Mia” con offerte multimediali e servizi interattivi sempre nuovi che vi invitiamo a sperimentare. Chiediamo quindi a chi è abbonato fin dalla prima ora (magari dall’estate del 2009, quando il Fatto era ancora soltanto un un sogno) e a chi lo è diventato in seguito a rinnovarci la fiducia. E a chi non lo è mai stato di provare ad abbonarsi.

Fare un’informazione libera costa. Perché i giornalisti e i collaboratori vanno retribuiti. Perché la carta è sempre più cara, così come la tipografia e tutte le altre spese necessarie per mandare il Fatto ogni giorno in edicola. Ma anche perché il progresso tecnologico richiede un continuo sviluppo, che noi intendiamo realizzare con nuovi progetti e investimenti, anche riguardo a ilfattoquotidiano.it (ormai diventato il terzo giornale generalista online secondo le classifiche di Comscore), alla web-tv (su cui vi comunicheremo presto importanti novità) e alla collaborazione con altre testate libere fuori dall’Italia.

L’abbiamo sempre detto e lo ripetiamo: un giornale indipendente non vuol dire né un giornale perfetto né un giornale neutrale. Noi siamo fieri di prendere spesso posizione, cercando però di mantenere i fatti distinti dalle opinioni, ma senza rinunciare né agli uni né alle altre. Qualche volta sbagliamo, com’è naturale. Ma i nostri errori (come i nostri eventuali meriti) sono esclusivamente nostri, e mai in conto terzi (prova ne sia che, nei limiti del possibile, rispondiamo sempre a chi ci critica o ci chiede spiegazioni alla mail segreteria@ilfattoquotidiano.it).

Non avere padroni né padrini costa caro anche in termini di querele per diffamazione e di cause civili milionarie per risarcimento danni. Ma finora, col vostro aiuto, siamo rimasti in piedi e con i bilanci in attivo. Aiutateci a continuare e a migliorare. State vicino al nostro giornale. Aiutate la comunità del Fatto a crescere. Acquistateci in edicola. Abbonatevi online sperimentando la nostra app “Mia” (clicca qui). E, se volete fare un bel regalo a parenti e amici, abbonate anche loro.

Gli unici che possono comprarci siete voi.

Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez