“E’ più semplice scegliere il Presidente della Repubblica che il direttore del Corriere della Sera“. Parola di Carlo Cimbri. L’amministratore delegato di UnipolSai ha così glissato sulle sorti del quotidiano di cui è azionista forte dopo aver ereditato la quota dell’editrice Rcs dalla famiglia Ligresti ed essersela tenuta stretta nonostante il disinteresse proclamato inizialmente nei confronti del giornale dell’ex salotto buono italiano.”Deciderà il consiglio di Rcs che deve essere ancora nominato – ha poi spiegato – Penso che nel prossimo mese e mezzo si diraderanno un po’ le nebbie ma oggi non so in che direzione”.

Quanto a Unipol, la compagnia delle coop sembra invece molto interessata ad approfittare della normativa “salva salotti” introdotta dal governo Renzi che permetterà agli azionisti di lungo termine delle società quotate di avere un peso raddoppiato in assemblea. Un’occasione che cade a pennello per le cooperative azioniste del gruppo assicurativo che controllano attraverso Unipol Gruppo Finanziario (Ugf) dove stanno per perdere peso in vista del riassetto della holding che le riunisce, Finsoe. E così, in caso di uscita di alcune delle coop socie, potrebbero continuare ad avere un ruolo di primo piano nelle decisioni chiave senza investire altro denaro. Ad aprire al voto plurimo è stato lo stesso Cimbri: “Sicuramente lo valuteremo e se sarà di interesse faremo ai soci qualche proposta”, ha detto aggiungendo però se ne parlerà solo dopo che anche la controllante Ugf, a fine febbraio, avrà convertito le azioni privilegio in ordinarie, così da avere “un quadro stabile della composizione azionaria alla luce del quale valutare le novità normative”.

Nessuna apertura, invece, agli ex soci di risparmio di Fondiaria Sai che nell’ambito del piano di conversione delle varie categorie di azioni del gruppo si sono visti proporre delle condizioni economiche che lo stesso mercato ha giudicato ben più sfavorevoli rispetto a quelle offerte ai proprietari di altre tipologie di titoli come la stessa Ugf o le coop. “Se rimangono le azioni A per noi non cambia assolutamente nulla, al massimo faremo un’assemblea in più, mentre se non viene deliberata la conversione i soci di risparmio resteranno con le loro azioni poco liquide in mano”, ha minacciato Cimbri confermando la linea dura nel corso dell’assemblea degli azionisti ordinari che ha approvato il progetto di conversione.

Martedì toccherà alle assise dei soci di risparmio A e B votare sul progetto con cui UnipolSai vuole semplificare la struttura del suo capitale, composto da tre diverse categorie di azioni. Mentre per le risparmio B il via libera è scontato (Unipol controlla l’assemblea) per le azioni A l’esito è più aperto. Dario Trevisan, rappresentante comune degli azionisti di risparmio, ha suggerito ai soci, riuniti per un’informativa, di votare la conversione e al contempo proseguire le azioni legali che dal 2013 contrappongono la categoria a UnipolSai a cui contestano una menomazione dei loro diritti al dividendo e che sono anche all’origine delle frizioni sulla conversione e il suo rapporto, fissato in 100 azioni ordinarie per ogni risparmio contro una richiesta di 117 azioni.

Se la proposta passerà, sarà obtorto collo, solo per evitare il confinamento in una “riserva indiana” poco liquida, visto che UnipolSai ha respinto tutte le richieste di Trevisan, dall’attribuzione di uno strumento finanziario tipo warrant che garantisca ai soci il risarcimento del danno in caso di vittoria in Tribunale, all’innalzamento del tetto all’esercizio del diritto di recesso (30 milioni di euro) per i soci contrari all’operazione, che se dovesse essere sfondato farà saltare la conversione. Aggiustamenti sulla soglia di recesso saranno possibili solo per valori “marginali”, ha detto inflessibile Cimbri.