Trasportata d’urgenza all’ospedale per un forte mal di pancia, finisce in sala parto. E partorisce uno splendido bebè. Fin qui nulla di strano. Se non fosse, però, per quell’abito indossato dalla paziente al momento del ricovero: una tonaca religiosa. Sarebbe una suora di clausura, infatti, la protagonista di una vicenda a lieto fine sulla quale, proprio per la particolarità del caso, è stato mantenuto il più stretto riserbo, sia dal personale medico che ha assistito la paziente, che da parte del monastero che a giugno aveva accolto la religiosa.

La corsa da uno dei due conventi storici di San Severino Marche, paese in provincia di Macerata, al reparto di ostetricia e ginecologia, passando prima per il pronto soccorso, dell’ospedale Bartolomeo Eustachio, è avvenuta domenica scorsa. Ma poi, tra la contentezza per l’arrivo di una nuova vita in paese, e l’imbarazzo, l’episodio è trapelato solo nelle ultime ore. E sta facendo molto discutere. La notizia, pubblicata oggi sul Corriere Adriatico, sta rimbalzando in rete in maniera virale, anche se non si sa molto né sull’identità della suora – una donna di 35 anni di origine probabilmente boliviana – né su quella di suo figlio.

Quello che è certo è che la puerpera, domenica scorsa, in preda a forti dolori addominali, dopo essere stata accompagnata dalle consorelle al vicino ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino Marche, dalla sala affollata del pronto soccorso sarebbe finita subito in quella del reparto di ostetricia e ginecologia. Dopo i controlli di rito, infatti, i medici del nosocomio maceratese le avrebbero comunicato subito la bella notizia di un travaglio in corso: parto perfettamente riuscito, neo mamma – una suora missionaria che sarebbe già stata dimessa – e suo figlio perfettamente in salute.

Secondo alcune indiscrezioni, la donna, che nell’estate scorsa era stata accolta in un monastero della zona già in stato di gravidanza, avrebbe deciso di tenere il figlio. Il bebè, invece, subito dopo essere venuto alla luce, sarebbe stato portato al reparto neonatale dell’ospedale di Macerata per dei semplici controlli clinici di routine, anche se molto accurati. E questo perchè la gravidanza, di fatto, si sarebbe svolta senza problemi, ma anche senza alcun controllo periodico da parte di un ginecologo o di una struttura medica.

Sulla particolare vicenda, al momento, viene mantenuto il più stretto riserbo e il Vescovo di Camerino, Francesco Brugnaro, non si è ancora espresso ufficialmente. Mentre Madre Abbadessa, Rosella Mancinelli, del Monastero di Santa Chiara di San Severino fa sapere che la neo mamma ”non è una suora di clausura” dei conventi della zona. “La vicenda – dice – non riguarda alcuna sorella clarissa della nostra comunità, né consorelle di monasteri della zona”. “Desidero affermare ciò – aggiunge – in modo categorico per fugare ogni dubbio e smentire le inesatte informazioni che circolano in questo momento e che hanno spinto molti giornalisti a rivolgersi al nostro indirizzo”. Suor Rosella ci tiene a difendere “il significato della nostra scelta di vita”, e assicura che “nessuna suora di clausura degli 8 conventi della Diocesi di Camerino-San Severino ha messo al mondo un figlio”.

Ma questo non è il primo caso nella Marche: una vicenda simile, anche se dai contorni torbidi, era già avvenuta nel 2011 quando una suora di origini congolesi, in seguito ad uno stupro ad opera di un sacerdote straniero, partorì una splendida bambina all’ospedale di Pesaro. Non riconobbe sua figlia nei tempi stabiliti dalla legge e così, dopo essere stata costretta a darla in affido ad una coppia di Tolentino, cominciò la sua battaglia legale per riaverla con sé. Infine, la donna, che nel frattempo non era stata riammessa alla vita religiosa dal suo Ordine, riebbe sua figlia con se e tutt’ora vivono entrambe in una casa famiglia, nonostante i genitori adottivi abbiano continuato a protestare per diverso tempo per riavere con se la piccola.