Provvedimenti legislativi licenziati e poi «riscritti interamente», con un iter di approvazione «del tutto insolito» e senza precedenti, come accaduto ad esempio con i decreti Competitività e Sblocca-Italia. Senza contare gli «intervalli imbarazzanti» trascorsi («anche dieci giorni») tra il via libera e la pubblicazione di alcuni «decreti legge» che, Costituzione alla mano, dovrebbero essere dettati da situazioni di «urgenza».

AFFARI DELICATI Tutti rilievi sollevati da un’interrogazione parlamentare, direttamente a Matteo Renzi, firmata da Sinistra ecologia libertà (Sel) che mette nel mirino il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi. La potente struttura della presidenza del Consiglio dai cui uffici passano i provvedimenti del governo e dove il premier ha voluto alla guida l’ex capo dei vigili urbani di Firenze, la fedelissima Antonella Manzione, nonostante il parere contrario espresso dalla Corte dei Conti sulla sua nomina.

MATTEO SOTTO ESAME  Insomma, un nuovo grattacapo per il capo del governo che ora, dopo l’esposto-denuncia presentato nei suoi confronti alla procura della Repubblica di Roma dall’Adusbef di Elio Lannutti , dovrà presentarsi a Montecitorio per rispondere alle domande di Sel. «Da quando si è insediato l’attuale governo», denunciano i deputati di Vendola, «quasi tutti i provvedimenti legislativi da questo emanati hanno seguito un iter di esame e di approvazione del tutto insolito, come non era mai accaduto con i precedenti governi guidati da Prodi, Monti, Letta e addirittura Berlusconi». Al punto che «quasi tutti i provvedimenti legislativi di natura governativa presentati sono stati per lo più ridiscussi e riscritti interamente».

TESTO A TESTO I casi non mancano e l’elenco riportato da Sel è lungo e dettagliato: dal decreto legge Competitività, al dl Sblocca Italia; dal Documento di economia e finanza (Def ) alla Legge di stabilità 2015 («il cui maxiemendamento ha avuto un iter travagliato per il ritardo nella presentazione della relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria»); dai decreti attuativi del Jobs Act («su cui si sta ancora dibattendo circa la sussistenza di profili di incostituzionalità») a quello che viene definito «l’esempio più eclatante». Cioè, il «decreto attuativo della legge di delega fiscale dove chiaramente il Consiglio dei ministri ha approvato un testo che non sembrava neanche conoscere». Lamentando come, rispetto agli esecutivi che si sono susseguiti negli ultimi anni, sia «venuta sostanzialmente meno in seno alla Presidenza del Consiglio dei ministri» la fase del pre-consiglio (coordinata sempre dal Dagl), quella cioè propedeutica alla preparazione del Consiglio dei ministri vero e proprio.

RITARDI IMBARAZZANTI Circostanza alla quale i deputati di Sel riconducono l’«allarmante disinvoltura» e gli «intervalli imbarazzanti» lasciati trascorrere tra la data in cui «il Consiglio dei ministri risultava aver approvato in linea di massima un certo provvedimento» e quella in cui il testo del provvedimento stesso veniva poi reso disponibile. «Ci sono stati decreti legge pubblicati anche dieci giorni dopo la delibera, perché il testo non era stato definito», ricordano i deputati di Sel. Sollecitando Renzi «a fare immediata chiarezza su quanto sta accadendo nell’ambito della Presidenza del Consiglio e su come funzioni attualmente il Dagl che dovrebbe rappresentare la massima espressione tecnica dell’attività legislativa di promanazione del governo esercitata da funzionari pubblici».

MANINE PERICOLOSE Per questo, oltre a pretendere spiegazioni sul «come e perché» la norma salva-Berlusconi sia finita nel decreto attuativo della delega fiscale dopo che il Consiglio dei ministri aveva già deliberato sul provvedimento, Sel chiede al premier di «chiarire pubblicamente» il funzionamento del Dipartimento guidato dalla Manzione, l’elenco e i compiti dei funzionari operanti nella struttura, oltre ai «motivi per cui non vengano più svolte sedute di pre-consiglio». E, infine, se il Dagl si avvalga di «collaborazioni esterne da parte di privati e se sì chi siano e come vengano pagati». Anche per capire – e magari fugare ogni dubbio – se dietro quella del premier, si agiti di nascosto anche qualche altra “manina” interessata. Molto interessata.

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