Stipendi più che raddoppiati. E con effetto retroattivo al primo ottobre scorso. C’è forse un solo posto al mondo dove il pubblico impiego viene premiato, di questi tempi: la Cina. È stato un giornale hongkonghino filo-Pechino, il Wen Wei Po, a riportare che in base a una una direttiva del Consiglio di Stato (leggi “governo”) dal 12 gennaio, i funzionari di ogni livello, dal più remoto scalda-sedia al presidente delle Repubblica Popolare vedranno aumenti cospicui in busta paga. E si consideri che sono circa 40 milioni.

Gli stipendi dei dipendenti di grado più basso saliranno a 1.320 yuan dagli attuali 630, cioè oltre il doppio. I funzionari di alto livello ministeriale passeranno invece dagli attuali 7.020 yuan (1.130 dollari) a 11.385. Giusto per fare un esempio, in questa categoria rientrano anche il presidente Xi Jinping e il premier Li Keqiang.

Messi così, gli aumenti sembrano spropositati ma fonti governative dicono che sono al passo con l’inflazione. Saranno inoltre ridotte le indennità supplementari, talvolta incorporate nel salario base. I commenti che circolano sui media cinesi sono ovviamente positivi e sottolineano che i maggiori aumenti sono previsti proprio per gli stipendi più bassi: un’operazione egualitaria, dunque.

Il tema è caldo, anzi caldissimo. Da un lato ci sono i funzionari, che lamentano da sempre salari troppo bassi. Dall’altro una buona fetta di opinione pubblica, a cui si para davanti quotidianamente con il problema della corruzione, quella dei funzionari stessi. L’aumento in busta paga sarebbe inteso a limitare il malaffare: non avete più alibi, signori, se rubate anche dopo che vi abbiamo aumentato lo stipendio, siete proprio antipatriottici e quindi punibili.

Certo non è facile inculcare il concetto nella testa di gente che, a fronte di un netto equivalente a mille dollari al mese, si è abituata a comprare decine di proprietà immobiliari, esportare valuta, mantenere l’amante, mandare il rampollo nel college britannico, la moglie a rifarsi il seno in Svizzera, giocare nei casinò di Macao e circolare in Ferrari o Maserati (tutti esempi veri, la fantasia sta a zero). Così, alla carota dell’aumento di stipendio continuerà ad accompagnarsi il bastone della campagna anticorruzione “contro le tigri e le mosche”, in corso ormai da due anni.

Ogni giorno ci regala qualche chicca. Mentre si apprendeva dei futuri aumenti in busta paga, è giunta la notizia che tale Zhu Mingguo un alto funzionario del Guangdong, vendeva seggi del locale consiglio consultivo agli uomini d’affari della zona – specialmente palazzinari – per cifre comprese tra 150mila e 945mila yuan, cioè dai 21mila ai 131mila euro. Altro che lo stipendio da funzionario. Le cifre sono emerse dagli atti del processo allo stesso Zhu, che si è beccato una “pena di morte sospesa”, istituzione tutta cinese che significa ergastolo.

L’aumento in busta paga per i funzionari corrisponde anche a una più ampia riforma del pubblico impiego. Dal prossimo ottobre, il sistema pensionistico che li riguarda passerà dal retributivo al contributivo. Così, in tutto il Paese piovono già le richieste di prepensionamento di chi teme, con il nuovo regime, di perdere soldi. Il modello attuale garantisce il 90% del salario al momento del ritiro; in futuro, farà invece testo quanto uno ha versato in contributi.

La riforma è tesa a rendere meno gravosi i costi per lo Stato e a unificare-razionalizzare diverse categorie professionali, ma nelle scorse settimane si sono già verificati scioperi, come nel caso degli insegnanti.

di Gabriele Battaglia