In tanti, ad Aosta, pensavano che l’aeroporto fosse chiuso: di aerei quasi non se ne vedono e la zona appare abbandonata e sommersa dalle erbacce. Poi atterrano Matteo Renzi e famiglia, con un contestato volo di Stato che li accompagna a sciare a Courmayeur, e per qualche giorno sul “Corrado Gex” si accendono i riflettori mediatici. Ma una volta ripartito il premier, la pista di Saint-Christophe ripiomba nella consueta routine. Che per una cinquantina di persone, fra dipendenti dell’aeroporto, vigili del fuoco e poliziotti, significa il volo di qualche appassionato, piccoli jet privati, aerotaxi e poco altro: 8.200 “movimenti” nel 2014, di cui 4.800 locali, cioè di aeromobili che si limitano a un giro fra le cime alpine. Il numero dei passeggeri “non ha senso darlo”, dicono dall’aeroporto, perché voli di linea non ce ne sono. E visto che non si profilano nemmeno all’orizzonte, le opposizioni in Consiglio regionale chiedono di tornare alle origini, declassando la pista a turistica: l’attuale aeroporto commerciale, costato 30 milioni di euro e mai usato per un volo di linea, è un giocattolo per cui la comunità valdostana sborsa più di 3 milioni di euro l’anno. La società di gestione è pronta a un passo indietro e anche l’assessore ai Trasporti, per la prima volta, apre a questa possibilità. Ma sarebbe come ammettere uno spreco colossale di denaro pubblico.

L’ambizione oltre la realtà

Il progetto approvato dall’Enac e dal consiglio guidato dall’Union Valdôtaine nel 2004 era grandioso, per una regione di poco più di 120.000 residenti: trasformare il piccolo aeroporto turistico in un vero aeroporto commerciale, su cui fare atterrare gli aerei della linea Aosta-Roma e charter fino a 80 posti. “Un’idea folle e megalomane che non aveva collegamenti con la realtà economica locale”, la definisce oggi il consigliere regionale Alberto Bertin (Alpe). “Nessuno ne sentiva il bisogno, nemmeno gli operatori turistici locali, che piuttosto chiedono un collegamento efficiente con gli aeroporti internazionali di Caselle e Malpensa”. Secondo Paolo Meneghini del comitato “Aeroporto Sostenibile”, il passaggio di categoria è stato persino dannoso perché ha rovinato un patrimonio importante: “Un tempo qui veniva un pubblico appassionato di volo a vela proveniente dal Nord Europa, che creava turismo”, dice illustrando le caratteristiche dell’aeroporto di Aosta. Che è tanto bello per gli appassionati dell’aliante, quanto ostico per gli aerei più grandi: valle stretta, atterraggio ripido, vento frequente, vicinanza con le zone abitate e la discarica ne fanno un aeroporto tecnicamente difficile, al punto che per atterrare qui ci vuole un addestramento speciale di piloti ed equipaggi.

aeroporto aosta pista 2

La tragicommedia dei voli di linea

Già all’epoca dei primi voli di linea Aosta-Roma – nati principalmente per accompagnare i politici valdostani in Parlamento, spostavano qualche migliaio di passeggeri l’anno – la Regione doveva sostenere economicamente la compagnia Air Vallée per risarcirla dello scarso traffico. Ciò nonostante, nel 2004 si decide di fare il grande salto e di ingrandire l’aeroporto. Nel 2008 partono i lavori, che comportano anche 18 mesi di chiusura. Poi nel 2013 la compagnia svizzera Darwin sta finalmente per ripristinare il collegamento con la Capitale, ma succede l’impensabile: a pochi giorni dal decollo del primo volo, con biglietti già staccati, a Roma il ministero dei Trasporti solleva dubbi sull’affidamento della tratta con bando della Comunità Europea a una compagnia “extracomunitaria” con sede a Lugano. A gennaio 2014 l’Enac annulla l’appalto: l’unico volo di linea che poteva rianimare l’aeroporto moribondo, quello che avrebbe parzialmente giustificato l’investimento per l’aeroporto commerciale, salta. E nessun’altra compagnia, a oggi, s’è fatta avanti per coprire l’Aosta-Roma.

aeropstazione aosta gae aulenti

Le tasche bucate della Regione

Per inseguire il sogno impossibile dell’aeroporto commerciale, la Regione Valle d’Aosta ha già speso 30 milioni di euro: s’è dovuta allungare la pista di atterraggio fino a 1.499 metri, dotarla di illuminazione e di radioassistenza e fornirla di un servizio antincendio adeguato. Senza contare gli 8 milioni di euro stanziati per l’aerostazione – con uffici, sale d’attesa, controlli di sicurezza, banchi per i check-in – progettata niente di meno che dall’archi-star Gae Aulenti, la cui costruzione è ferma a causa del fallimento della ditta costruttrice: la Regione ora è pronta a riappaltare i lavori (per 6,5 milioni di euro) per terminarla, indipendentemente dal destino dell’aeroporto. Una volta passato di categoria, il “Corrado Gex” diventa una macchina gigantesca in rapporto al traffico effettivo, che per mantenere le certificazioni ha bisogno di manutenzione, squadre di sicurezza e personale. Negli ultimi cinque anni, la gestione dell’aeroporto è costata alla Regione 16 milioni di euro, di cui 2 milioni l’anno pagati per la manutenzione alla società Avda, partecipata dalla stessa Regione al 49% e per il 51% riconducibile alla famiglia genovese di petrolieri Costantino. Società a cui, per inciso, l’amministrazione regionale ha fatto causa con l’accusa di inadempienza: sono cinque i contenziosi aperti oggi. La voragine del “Corrado Gex” ingurgiterebbe ancora più denaro pubblico se si dovesse riattivare un collegamento Aosta-Roma: servirebbero altri 3 milioni di euro l’anno per impiegare fra i 44 e i 66 vigili del fuoco su più turni (oggi, un declassamento temporaneo del livello di sicurezza permette di ridurre la squadra antincendio) e altri 2 milioni per sostenere la compagnia aerea, che dovrebbe trasportare in media 17 persone a volo. Un progetto economicamente insensato, ma tollerato quando “mamma Regione” – come si dice scherzosamente in Valle – aveva le casse piene di denaro. Inammissibile oggi, con i tagli che si fanno sentire anche nella regione più piccola d’Italia: dal 2010 al 2015, il bilancio è passato da 1,6 miliardi di euro a 970 milioni.

Aeroporto aosta foto Avda

Un contratto trentennale

“Io sono pronto a interrompere il contratto anche domani mattina, ma qualcuno mi dovrà rimborsare”, dice da Genova Mario Costantino, amministratore delegato dell’Avda. “Ci siamo trovati in questo gruppo aeronautico per differenziare, ma la nostra famiglia di occupa principalmente d’energia”, spiega Costantino, patron dell’Europam, rivelando che il pallino degli aerei l’aveva suo figlio Michele, morto la scorsa primavera in un incidente stradale proprio mentre si recava ad Aosta. Peccato che la Regione abbia siglato con l’Avda un contratto trentennale, e oggi siamo appena all’11esimo: interromperlo sarà molto oneroso, ancora una volta, per la comunità valdostana. “Non abbiamo un vettore di riferimento, l’amministrazione regionale ha disatteso gli accordi e si è rifiutata di fare aumenti di capitale sociale”, si lamenta Costantino. Oggi il bilancio dell’Avda è “sostanzialmente in pareggio”, dice l’imprenditore, perché dei 30 dipendenti – fra torre di controllo, manutenzione della pista, amministrazione – 5 sono in cassa integrazione. Ma mancano i soldi per promuovere nuove attività, come quella dei fantomatici voli charter, che in Valle si sono visti solo in sogno.

aeroporto aosta cartello

La paura della Corte dei Conti

In assenza di qualunque prospettiva di ripresa dell’attività, i consiglieri Bertin e Stefano Ferrero (M5S) chiedono a gran voce il declassamento dell’aeroporto, da commerciale a turistico. “Bisogna trovare una soluzione per fermare questa emorragia di soldi pubblici”, dice Bertin, che ha anche avanzato in Consiglio una risoluzione – bocciata – per sbarazzarsi dello scheletro dell’aerostazione vendendolo così com’è. Per la prima volta l’amministrazione regionale, guidata da decenni dal partito dell’Union Valdôtaine, sembra aperta all’ipotesi di abbandonare il suo progetto faraonico. Rimane però restia ad assumersi la paternità di una mossa politicamente disastrosa e amministrativamente sanzionabile. “Tutte le opzioni sono sul tavolo, proseguire l’attività o declassare l’aeroporto”, dice l’assessore ai Trasporti Aurelio Marguerettaz. “È necessario riprendere in mano i documenti del 2004: se le prospettive non sono più quelle di allora e l’aeroporto non ha più ragion d’essere, si può cambiare indirizzo passando attraverso l’approvazione del Consiglio regionale. Ma bisogna mettersi nelle condizioni di garantirsi dalle doglianze della Corte dei conti, che chiederà sulle basi di che cosa si cambia progetto e si interrompono contratti”. Sulla paura dell’assessore ha le idee chiare il consigliere Ferrero: “Pur vedendo che ci stiamo rimettendo milioni ogni anno, la Regione non vuole fare marcia indietro perché dovrebbe ammettere che sono state fatte scelte sbagliate ed errate valutazioni. Ma deve prendersi le sue responsabilità, perché la paura sta bloccando tutto”.

aerostazione aosta incompleta