Talento sopraffino, eleganza sublime, finte mirabolanti e dribbling letale (guarda), poi fuori dal campo, una volta appesi gli scarpini al chiodo, una nuova carriera tra palcoscenici, studi televisivi e vigneti di qualità. Infine oggi David Ginola annuncia la sua candidatura alla presidenza della Fifa. La mossa è pubblicitaria. Sostenuta dalla stessa agenzia di scommesse che aveva promosso i viaggi di Dennis Rodman in Corea del Nord e lo scambio gratuito della maglia numero 45 del Liverpool di Balotelli con quella delle vecchie glorie del club. Ma non è peregrina. Ginola, infatti, per avanzare la sua candidatura entro i termini del 29 gennaio necessita solo di “avere fatto qualcosa d’importante per il calcio” e l’appoggio di cinque federazioni nazionali: se il primo requisito lo passa a pieni voti, sulle oltre duecento federazioni non è poi così difficile trovarne cinque disponibili.

Ginola comincia la carriera a fine anni Ottanta a Tolone, poi una volta al Brest con un meraviglioso gol contro il PSG si fa notare dalla squadra della capitale che l’anno dopo lo acquista. A Parigi dal 1992 al 1995 vince campionati e coppe, ma non basta. Succede infatti che una sera di novembre del 1993, nella decisiva partita di qualificazione ai Mondiali di Usa ’94 contro la Bulgaria, entrato in campo nella ripresa Ginola perda la palla decisiva che permette ai bulgari di segnare e impedisce ai Bleus di andare in America (guarda). Il tecnico Houllier lo addita a responsabile, i tifosi francesi lo considerano il nemico pubblico numero uno. E’ la maledizione, è la svolta. Ginola, che in pratica non giocherà quasi più con la Nazionale, va in Inghilterra dove, insieme alla prima infornata di campioni stranieri (Gullit, Zola, Vialli etc.), il suo talento è finalmente e giustamente santificato.

Prima al Newcastle, dove con Shearer, Asprilla, Beardsley e Gillespie forma una squadra meravigliosa che sotto la guida di Keegan per due volte arriva seconda in campionato dietro al Manchester United, comunque battuto 5-0 in un’indimenticabile match (guarda). Poi al Tottenham, dove vince il suo unico trofeo inglese, una Coppa di Lega, ma fa incetta di premi personali e disegna meraviglie su ogni campo (guarda). Infine all’Aston Villa, per poi chiudere all’Everton. Smesso di giocare, e trasferitosi in Costa Azzurra, comincia a occuparsi di vino, a fare il commentatore tv e a recitare a teatro e al cinema, nonché a fare spot pubblicitari come quello per il famoso shampoo dove si presenta come “un calciatore, non un modello”, giocando appunto sulla sua immagine pubblica di viveur. Ora la nuova e (im)possibile svolta, in linea con il personaggio: diventare il nuovo presidente della Fifa, il capo assoluto del calcio mondiale.

Difficile pensare che possa davvero disturbare il supremo boss Sepp Blatter, che alla veneranda età di 79 anni ha deciso di correre per il quinto mandato consecutivo alla presidenza della multinazionale che governa il pallone globale. L’unico avversario credibile è Ali Bin Al Hussein, principe di Giordania e uomo designato da Michael Platini per sostituirlo alla corsa alla poltrona più ambita, dopo che l’affaire Qatar ha gettato troppe ombre sull’attuale presidente della Uefa. Blatter può contare sui voti certi dell’Africa e del Sud America, Hussein su quelli di Asia e Europa, e lo storico “votificio” del Centro e Nord America sarà l’ago della bilancia. Sempre che un geniale dribbling di Ginola non sia in grado di sparigliare le carte anche qui.

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