Dopo il colossale flop registrato dal Fondo giovani coppie, parte una nuova misura di sostegno per favorire l’accesso al credito a condizioni agevolate per l’acquisto della prima casa e il suo efficientamento energetico a coppie e precari di età inferiore ai 35 anni. È il Fondo di garanzia prima casa che, con una maxi dotazione di 650 milioni di euro, dovrebbe riuscire a far ottenere un mutuo anche a quanti sono più svantaggiati agli occhi dei sistema bancario, perché non hanno quelle garanzie reddituali e patrimoniali indispensabili per strappare un contratto. Se, però, questa misura sarà in grado di assolvere l’arduo compito è difficile dirlo: le premesse non sono affatto positive e alcune condizioni imposte sono peggiorative rispetto al Fondo originale.

Una misura, quest’ultima, che per oltre due anni e mezzo (è stata istituita nel febbraio 2011 dal governo Berlusconi e poi foraggiata da Monti e Letta) è rimasta sepolta nei cassetti delle filiali: su 50 milioni di euro stanziati, è stato erogato appena un milione. Ma più che un fiasco, si dovrebbe parlare di una guerra vinta dal settore bancario contro cui la Consap, società del Tesoro che gestiva il fondo (e continuerà a farlo con la nuova misura), non ha potuto fare nulla. Se non constatarne la causa: quando le coppie si presentavano agli sportelli, le banche facevano orecchie da mercante sponsorizzando solo i proprio prodotti. Del resto non c’è l’obbligatorietà per gli istituti di credito né di aderire all’iniziativa, né di erogare il mutuo nel caso una coppia faccia richiesta.

Caratteristiche
Il nuovo Fondo concede la garanzia dello Stato fino al 50% della quota capitale del mutuo per l’acquisto – o l’acquisto e ristrutturazione in ottica di efficientamento energetico – di un immobile, non di lusso, da adibire ad abitazione principale, purché il prestito non superi l’importo di 250mila euro.

Come funziona
Il Fondo, che garantisce l’erogazione dei mutui, prevede che le banche non richiedano la presenza di un fideiussore, ma possono comunque imporre delle coperture assicurative. La garanzia statale interverrà, invece, nel caso non si riescano più a pagare le rate. E il mutuatario dovrà poi restituire agli istituti le somme pagate dal Fondo oltre agli interessi legali e alle spese sostenute per il recupero.

Con una novità che dovrebbe riuscire a risolvere un grande limite emerso con il Fondo giovani: non c’è più un tetto massimo di Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, oltre il quale non si ha più diritto all’agevolazione. Quindi, anche quanti dovessero sforare i 35mila euro di reddito all’anno possono presentare la domanda. Una clausola che nella precedente versione del Fondo aveva, invece, rappresentato un deterrente per tutte le coppie di aspiranti mutuatari che, nonostante la loro precarietà, si ritrovavano automaticamente esclusi. Insomma, troppo precari per richiedere un mutuo tradizionale e troppo “ricchi” per aspirare a un aiuto statale.

Chi può farne richiesta
Il richiedente, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non deve essere proprietario di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli ereditati anche in comunione con altri successori e in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Ci sono però delle categorie che hanno priorità rispetto ad altre: le giovani coppie, intese come coniugi o conviventi more uxorio da almeno due anni in cui almeno uno dei componenti non abbia più di 35 anni, i nuclei con un solo genitore e figli minori, chi abita in case popolari, i lavoratori atipici di età inferiore ai 35 anni. Per queste categorie, e solo per loro, si applicano le agevolazioni sugli interessi che non possono superare i tassi medi rilevati dal ministero dell’Economia. Per tutti gli altri vengono invece applicate le condizioni economiche stabilite normalmente dalla banca.

E proprio in questo cavillo si trova la condizione peggiorativa del Fondo: i mutui sono concessi al tasso di mercato e non più a un tasso agevolato, così come era nel primo fondo. In pratica, se prima era previsto un tetto dell’1,5% sul tasso di interesse, ora saranno le banche a deciderlo, esattamente come fanno con tutti gli altri clienti. Una decisione che se penalizza i mutuatari, nelle intenzioni del governo dovrebbe invece stimolare le banche a proporre il Fondo e a non nasconderlo più ai clienti. Con il tetto al tasso, infatti, gli istituti rinunciavano a una fetta consistente del loro guadagno. Ora, invece, senza più questa condizione vantaggiosa per il mutuatario, il prestito ha le stesse condizioni degli prodotti, con in più la sola garanzia statale nel caso di mancato pagamento delle rate.

Come fare domanda
E’ possibile presentare il modulo direttamente presso una delle banche che hanno aderito all’iniziativa (qui l’elenco). Che sono molto poche, anche se – si legge sulle pagine dell’Abi, del ministero dell’Economia e della stessa Consap – la lista è in continuo aggiornamento. Tra i nominativi spiccano molte casse rurali e istituti del sistema del credito cooperativo, Cariparma e tra le big solo Unicredit, che prevede come misura di sostegno la “sospensione del pagamento delle rate fino ad un massimo di 12 mesi”. Il minimo previsto dall’accordo, dal momento che le banche potrebbero applicare, se volessero, condizioni migliorative.